Il ‘medico degli uffici’

A venticinque anni dall’introduzione degli obblighi di Legge la figura del “medico competente” è ancora poco conosciuta e spesso sottoutilizzata

Ma chi è il ‘medico degli uffici’? Esiste veramente? Ebbene, sì. È in realtà il ‘medico competente’, nominato ai sensi di art. 41 e art. 176, comma 1 del D.Lgs.81/08 e s.m.i. (TUSS, Testo Unico per la Salute e la Sicurezza nei luoghi di lavoro), per ottemperare a diversi obblighi di Legge nei confronti del lavoratore videoterminalista – ovvero il lavoratore che utilizza il videoterminale per almeno 20 ore settimanali dedotte le pause (art.173, comma 1, lettera c, D.Lgs.81/08 e successive modifiche e integrazioni): dalla sorveglianza sanitaria ai sopralluoghi negli ambienti di lavoro, dal contributo alla formazione-informazione sui rischi alla partecipazione alla riunione annuale per aziende con oltre 15 lavoratori (art.25, comma 1). Si tratta perciò di un medico specialista che si occupa della tutela della salute e del benessere dei lavoratori impegnati all’interno di banche e assicurazioni, enti di ricerca e società di servizi, call center e stazioni di controllo e in molte altre tipologie di lavoro simili.Tuttavia, nonostante siano trascorsi venticinque anni dall’introduzione degli obblighi di Legge nei confronti dei lavoratori addetti al videoterminale per oltre 20 ore settimanali, la figura del medico competente non è ancora conosciuta da tutti, in alcuni casi è presente ma sottoutilizzata, in altri confusa con il medico oculista. A volte è lo stesso medico competente a non essere pienamente consapevole della portata del suo ruolo e perciò non si pone nelle condizioni di sfruttare tutte le sue potenzialità nel campo specifico. Se si pensa che i lavoratori videoterminalisti stimati in Italia sono circa 16 milioni e che ne risultano visitati regolarmente meno di 3 milioni, secondo dati INAIL del 2013, appare ancora lungo il percorso da compiere per raggiungere una autentica tutela di questi lavoratori.

doc. Dataflex
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Prevenire è meglio che curare

Contrariamente a quanto percepito dai più, l’ambiente degli uffici può nascondere insidie per la salute, spesso sottovalutate e a volte ignorate. Il ‘medico degli uffici’ ricopre perciò un ruolo prevenzionistico centrale, innanzitutto verso l’insorgenza di malattie professionali o lavoro-correlate. Tuttavia nella maggior parte dei casi le criticità che incontra il medico competente riguardano la valutazione di compatibilità fra le ‘richieste’ della mansione e l’eventuale malattia comune o disabilità dell’operatore. Mai come in questi casi si rende indispensabile un lavoro di squadra che coinvolga tutte le necessarie competenze, aziendali ed extra-aziendali, sia tecnico-organizzative che sanitarie. Naturalmente il medico competente riveste un ruolo decisivo anche nei casi in cui l’azienda intenda realizzare iniziative di promozione della salute per i lavoratori degli uffici, che verranno di volta in volta ‘confezionate’ in base agli obiettivi e al budget disponibile. Di seguito vengono illustrati brevemente i principali fattori di rischio da prevenire, o per lo meno limitare, e le relative misure raccomandate.


L’apparato muscolo-scheletrico

Le patologie dell’apparato muscolo-scheletrico sono le più diffuse in Italia e in Europa tra le malattie professionali o lavoro-correlate. Tuttavia molti ritengono erroneamente che problematiche di questo tipo non riguardino il lavoro in ufficio. Per esempio, nell’ambito del lavoro al videoterminale, va tenuta presente la voce n°78 della Tabella delle malattie professionali, di cui al D.M. 9 aprile 2008: “malattie da sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore per lavorazioni svolte in modo non occasionale che comportano movimenti ripetuti o mantenimento di posture incongrue”. Mentre nell’Elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia (art. 139 del Testo Unico approvato con DPR n°1124/65 e s.m.i.), è presente la “sindrome da sovraccarico biomeccanico polso-mano”, lista I, malattie da agenti fisici con origine lavorativa “di elevata probabilità”, correlata alle “posture incongrue a carico degli arti superiori per attività eseguite con ritmi continui e ripetitivi per almeno la metà del tempo del turno lavorativo”. Perciò si evince dagli elenchi delle malattie professionali e delle malattie denunciabili, per cui l’origine lavorativa è considerata di ‘elevata probabilità’, che possono insorgere nell’ambito del lavoro in ufficio vere e proprie patologie. Infatti va ricordato che si moltiplicano le segnalazioni (e a volte i riconoscimenti da parte dell’Ente assicuratore INAIL) di malattie, quali ‘sindrome del tunnel carpale’ e ‘tendinopatie’ del distretto mano-polso fra i videoterminalisti, mentre ha fatto scuola il caso di una ‘Sindrome pronatoria dell’arto superiore’ per ‘overusing da mouse’ riconosciuta a un videoterminalista bancario da una Sentenza della Corte d’Appello de L’Aquila datata 14 febbraio 2013. A tal proposito, secondo INAIL, “la posizione seduta mantenuta per tempi prolungati in posizione fissa e l’utilizzo prolungato del ‘mouse’ e della ‘tastiera’ possono determinare un sovraccarico funzionale a carico del rachide e degli arti superiori. La sorveglianza sanitaria dovrà comprendere anche un’accurata valutazione dei diretti interessati che tenga conto anche dei fattori predisponenti personali nonché delle abitudini voluttuarie”. Peraltro anche la letteratura internazionale dimostra un incremento dei disturbi a collo e spalle fra i videoterminalisti e una associazione fra uso del videoterminale e disturbi muscolo-scheletrici, in particolare dolore o rigidità del collo con prevalenza pari al 59,3 %. In sintesi, l’attenzione deve concentrarsi su due tipi di rischio: i ‘movimenti ripetitivi’ (generalmente dito indice e medio che azionano il puntatore-mouse) e le ‘posture incongrue statiche e protratte’ (principalmente mano-avambraccio e tronco privi di sostegno, rispettivamente del piano di lavoro e dello schienale). Ma l’approccio ideale richiederebbe una valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, per esempio con la diffusa metodologia OCRA basata sull’osservazione di posture e compiti ripetitivi (www.epmresearch.org), che consenta di verificare con maggiore precisione la corretta realizzazione del ‘layout’ e l’adeguata organizzazione del lavoro in ufficio. Perciò, se da un lato è fondamentale una sorveglianza sanitaria mirata in grado di prevenire il manifestarsi di quadri clinici conclamati, cogliendone i sintomi e i segni più precoci, ancora più importante è la predisposizione di un layout adeguato delle postazioni, aderente alle raccomandazioni di Legge (in primis: piano di lavoro e seduta), e una azione formativa-informativa aggiornata e pratica, che orienti gli operatori sulle corrette posture da assumere. Inoltre, quadri clinici extraprofessionali, caratterizzati da disabilità a carico di arti superiori e/o della colonna oppure semplici ‘predisposizioni’ individuali dei lavoratori, possono presentare importanti ricadute sull’operatività al videoterminale.

doc. Humanscale
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Ciò accade perché le disabilità più significative vengono spesso avviate negli uffici per lo svolgimento di mansioni al videoterminale dopo eventuale periodo di riqualificazione: si tratta di lavoratori invalidi selezionati da liste provinciali degli Uffici del lavoro, oppure provenienti dalle attività di produzione della stessa azienda. In questi casi rivestono un ruolo decisivo la riabilitazione fisiatrica dell’operatore e la prescrizione di adeguati presidi da parte del medico competente con eventuale supporto di specialisti di branca quali, per esempio, mouse ergonomici, supporti dedicati e tappetini poggia polso in base alle indicazioni della letteratura ed alle esperienze sul campo. A tal proposito si può citare un’indagine del 2016 che, in occasione delle visite mediche di Legge effettuate su 235 lavoratori videoterminalisti di una società multinazionale, ha evidenziato 21 casi (8,94%) di idoneità con prescrizioni utili a prevenire, o comunque a mitigare, le problematiche muscolo-scheletriche a carico di arti superiori e colonna vertebrale (Rubrica Ufficio & Salute, Medico competente Journal n°1/2016). Se per ipotesi tale statistica venisse confermata su base nazionale, attraverso studi ben più ampi, la stima di 16 milioni di videoterminalisti in Italia permetterebbe di calcolare quasi un milione e mezzo di lavoratori potenzialmente coinvolti nella prevenzione di patologie/disfunzioni muscolo-scheletriche. Diventa perciò intuitivo comprendere quanti soggetti potrebbero trarre beneficio da un vero sistema di prevenzione aziendale ‘a 360°’, che consenta di evitare loro patologie come la ‘sindrome del tunnel carpale’ oppure le ‘tendiniti dell’arto superiore’, mantenendo la piena compatibilità alla mansione fino al termine dell’iter professionale e garantendo benefici economici per la collettività attraverso il contenimento della spesa sanitaria pubblica.
Le attrezzature dotate di un ‘piccolo dispositivo di visualizzazione’ (< 10 pollici), come smartphone (PDA-phone) e ‘tablet’, non rientrano nei criteri di applicazione della Legge, tuttavia appare ragionevole procedere a una loro valutazione del rischio con eventuale sorveglianza sanitaria mirata, considerato che, al di là della problematica del sovraccarico biomeccanico, questi ‘devices’ possono sollecitare anche l’apparato visivo in modo superiore a un VDT/PC di tipo desktop. In conclusione, la letteratura scientifica specialistica unitamente all’esperienza pratica quotidiana, chiede a tutti gli ‘addetti ai lavori’ di ricollocare l’uomo al centro del percorso progettuale, ripensando soprattutto gli uffici di vecchia concezione dove l’operatore è spesso “abbandonato ai suoi disagi operativi senza una adeguata tutela a favore della sua salute e del suo rendimento” (Benessere Milano, 2013).

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Mouse ergonomico Fellowes



La vista e gli occhi

I disturbi a vista ed occhi rappresentano le problematiche più diffuse tra i videoterminalisti e perciò le più frequenti negli uffici. Negli ultimi anni sono state prodotte pubblicazioni internazionali dedicate al ruolo di rischi ambientali ma anche professionali come ‘la visione ravvicinata, protratta e statica’, riprese anche dalle più recenti ‘Linee guida per la sorveglianza sanitaria degli addetti ad attività lavorativa con videoterminali’ (SIMLII, 2013), con riferimento all’aumento considerevole della prevalenza della miopia nella popolazione. Le teorie si riferiscono alle cause che, al di là dell’aspetto genetico, starebbero alla base di una ‘miopia evolutiva’, favorita dal lavoro prossimale, denominata anche ‘accomodativa’ o pseudo-miopia, che attraverso un andamento altalenante potrebbe cronicizzarsi, fino a produrre un difetto di rifrazione pari a mezza diottria, al massimo una diottria. Perciò, se un ‘danno permanente’ da miopizzazione è stato smentito dagli studi longitudinali di trent’anni fa, almeno per quanto riguarda l’uso professionale del computer non sono ancora disponibili studi mirati, che analizzino adulti impegnati in lavori a basso impegno visivo occupazionale, ‘versus’ soggetti esposti a intenso impegno visivo occupazionale, soprattutto tablet e smartphone, che peraltro richiedono, come già ricordato, attenzione anche sul versante muscolo-scheletrico. Tra le forme di miopia maggiormente correlabili alla ‘visione prossimale’ vi è senz’altro la ‘miopia adulta tardiva’, la forma di miopia meno influenzabile da fattori genetici che compare dopo i 40 anni e non può avere legami con il processo di scolarizzazione. Si tratta perciò della miopia da monitorare, per individuare un eventuale legame con l’intenso impegno visivo occupazionale, che ha evidenziato una prevalenza pari all’1% in una popolazione di videoterminalisti al termine di una originale indagine italiana del 2015. Perciò, di fronte a nuove ipotesi eziologiche che coinvolgono aspetti ambientali e professionali, appare necessario consolidare la ricerca scientifica in questo campo, insieme all’azione di ‘monitoraggio preventivo’ del medico competente e delle altre figure della prevenzione aziendale. Nell’interesse generale l’obiettivo deve consistere nella comprensione dei meccanismi alla base di eventuali modificazioni dell’occhio umano, da ‘cacciatore’ a ‘colletto bianco’, a seguito dell’intenso e crescente utilizzo delle nuove tecnologie. Ma al di là delle teorie fondate su ‘aspetti ambientali e professionali’, rimane al centro della sorveglianza sanitaria del videoterminalista l’obiettivo della diminuzione dei casi di astenopia (sinonimo di affaticamento ‘oculo-visivo’) di natura occupazionale, che la letteratura nazionale degli anni ‘90 poneva anche al 40-50% di prevalenza e ora in alcuni studi scende al 20% e anche a percentuali molto più basse. Questo importante risultato è stato consolidato negli ultimi due decenni dall’impegno profuso ai fini del benessere lavorativo del ‘videoterminalista’, grazie alla progettazione di nuovi uffici con la selezione di adeguati materiali di arredo e moderni strumenti tecnologici, all’azione dei Servizi di Prevenzione e Protezione e dei Rappresentanti dei lavoratori per le loro competenze, ai momenti formativi-informativi dedicati ai lavoratori e infine all’attività di prevenzione dei medici competenti, dal supporto consulenziale alla formulazione dei giudizi di idoneità con eventuali prescrizioni. Infatti non va dimenticato che negli ambienti di lavoro non adeguatamente concepiti e organizzati e/o nelle popolazioni non (o non correttamente) sorvegliate e monitorate, i principali disturbi/disagi evidenziati dalla letteratura scientifica persistono tuttora. Secondo l’INAIL “Mal di testa, rigidità della nuca, bruciore agli occhi, lacrimazione, dolori in corrispondenza di spalle, braccia e mani sono disturbi che più frequentemente interessano gli addetti ai videoterminali. Negli ultimi anni questi disturbi sembrano essere più frequenti e ciò può essere spiegato da un lato con la maggiore diffusione del videoterminale, dall’altro con ritmi di lavoro più stressanti”. Perciò la problematica dell’affaticamento oculo-visivo rimane tuttora di estrema attualità e conseguentemente la sua attenuazione deve costituire ancora oggi il ‘goal’ dell’azione del ‘medico degli uffici’, unitamente alle altre figure della prevenzione aziendale. Inoltre va sottolineata, soprattutto con l’invecchiamento della popolazione lavorativa, la crescente necessità di supportare gli operatori nella fondamentale interazione tra funzione visiva (naturale o corretta) e schermo della propria postazione, che costituisce elemento base della performance lavorativa. E su questo aspetto il medico competente è particolarmente avvantaggiato dalla conoscenza dei lavoratori e delle rispettive postazioni dotate di videoterminale. A maggior ragione non va dimenticato il ruolo che può assumere lo specialista oculista, soprattutto quando è indicato un approfondimento clinico-strumentale mirato, a seguito dello screening ergo-oftalmologico condotto dal medico competente, mentre le alterazioni dell’oculomotricità possono richiedere nello specifico il successivo intervento dell’ortottista. Tra le misure attuabili per la riduzione dell’affaticamento visivo, spicca l’adozione di una maggiore distanza occhio–schermo, che concorre all’attenuazione dell’attività di accomodazione e convergenza oculare, soprattutto con l’attuale utilizzo di schermi dalle crescenti dimensioni. Per questo motivo diventa fondamentale la scelta oculata di arredi e piani di lavoro in particolare, la selezione degli schermi e la loro corretta disposizione. Parimenti vanno pensati lay out e modalità organizzative idonee a supportare le attività svolte attraverso i più svariati usi e le più diverse dimensioni di schermo: dal computer ‘oled’ da polso (‘smartwatch’) fino al ‘computer-occhiale’ (Eyeglass-embedded computers) o al maxi-schermo (‘videowall’), che sottendono attività lavorative sempre più ‘agili’, tra moderne tecnologie e flessibilità (‘smart working’). Pertanto è decisivo il ruolo dei progettisti nella realizzazione del corretto assetto illuminotecnico che deve tenere conto della densità abitativa e della disposizione dei piani di lavoro e possibilmente della tipologia di attività e magari anche dell’età media degli operatori. Diventa allora importante la scelta delle migliori tecnologie disponibili sul mercato ed è di grande aiuto poter contare sulle indicazioni dell’allegato XXXIV D.Lgs. 81/08 e s.m.i. (par.1b, Attrezzature: schermo e par. 2b, Ambiente: illuminazione), del Decreto 2 ottobre 2000 e della letteratura scientifica del settore. In conclusione, il medico competente può avvantaggiarsi molto nei propri compiti dalla corretta realizzazione delle singole postazioni di lavoro e dall’adeguata organizzazione del lavoro, producendo il migliore risultato nella prevenzione di disturbi e malattie lavoro-correlate e nel raggiungimento dell’obiettivo ‘compatibilità alla mansione’ nei casi di disabilità.


A cura della redazione

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Officelayout è la rivista di Soiel International, in versione cartacea e on-line, dedicata ai temi della progettazione, allestimento e gestione degli spazi ufficio e degli edifici del terziario

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