Remote Working in Italia

Gli italiani, l’organizzazione del lavoro domestico e la consapevolezza che durerà anche dopo la pandemia

Con l’epidemia di Covid-19, il telelavoro si è diffuso enormemente in tutto il mondo costringendo gli utenti ad adottare questa modalità in modo improvviso dopo anni di sperimentazioni.
In aprile 2020, durante la fase di “lockdown”, CSIL ha lanciato un sondaggio su un campione di utenti finali (senza distinzione di professione) includendo tre principali fasce di età (18-34 anni; 35-55 anni e oltre 55 anni) per comprendere come le persone abbiano organizzato la propria attività lavorativa da remoto, a partire dagli elementi di arredo e dagli accessori, considerando le loro principali difficoltà nel lavorare all’interno dell’ambiente domestico e le percezioni sullo sviluppo futuro dello smart working. La numerosità del campione è di taglio qualitativo: 400 risposte alla data di questo articolo, scritto con il sondaggio ancora in corso. Tuttavia, già dai dati parziali emerge un quadro abbastanza chiaro della situazione in Italia.

Un primo aspetto da considerare è che circa il 20% dei rispondenti, già prima dell’emergenza, effettuavano il telelavoro per 1 o 2 giorni a settimana, quota che raggiunge un quarto del campione se si considerano anche quelli che lavoravano da casa per la maggior parte della settimana. Questo dato ci dice che questa modalità era già una realtà sperimentata dalle aziende per un numero di lavoratori mediamente superiore di quanto non venisse comunemente percepito.
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Gli spazi della casa utillizzati per lavorare. Valori percentuali
(Fonte CSIL)

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In effetti, è interessante notare come una quota non trascurabile di rispondenti dispongano di uno studio (stanza separata) all’interno della propria abitazione. Tuttavia, la stragrande maggioranza dei soggetti è stata costretta dalla pandemia ad un adattamento repentino delle proprie abitudini lavorative in stanze generalmente destinate ad altri scopi. Su questo fronte emerge che quasi la metà del campione lavora nel soggiorno, lo spazio probabilmente più ampio e più versatile, nella cucina (15%) o nella camera da letto (16%).
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Il lavoro da casa dopo la pandemia. Valori percentuali
(Fonte CSIL)

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Ma quali sono gli aspetti più apprezzati del telelavoro? Oltre ad una generale soddisfazione sugli strumenti tecnologici (devices) e la connessione remota (wi-fi), emerge un enorme apprezzamento per il buon grado di privacy e una contenuta presenza di elementi di distrazione/disturbo. Proprio gli aspetti, questi ultimi, che sono considerati i principali punti deboli del lavoro in ufficio specialmente se in open-space. Il grado di soddisfazione sugli arredi e gli accessori disponibili è invece di molto inferiore a partire dall’elemento chiave, la seduta, visto che la maggioranza delle persone non dispone di una sedia da ufficio.

Spostando, infine, lo sguardo verso gli scenari futuri, c’è la percezione evidente che il lavoro da casa sarà utilizzato in maniera crescente anche dopo la pandemia: addirittura la metà del campione si esprime in questo senso. Infatti, seppur un quarto del campione non sa esprimere un giudizio, solo il 3% pensa che dopo l’emergenza lavorerà da casa meno che in passato.


Mauro Spinelli

Mauro Spinelli è Partner CSIL – Centre For Industrial Studies dal Novembre 2008. Esperto di marketing e analisi competitiva ha condotto numerosi studi e indagini in Europa, Stati Uniti, Cina e Medio Oriente. Ha portato avanti analisi sul campo anche Giappone, Bangladesh e Turchia. Si occupa soprattutto dei settori ufficio, contract, illuminazione, cucina ed elettrodomestici. Collabora regolarmente con riviste di settore in Italia e all’estero.

Officelayout è la rivista di Soiel International, in versione cartacea e on-line, dedicata ai temi della progettazione, allestimento e gestione degli spazi ufficio e degli edifici del terziario

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