Smartworking ma con una luce corretta

Parlare di luce per la scrivania, significa oggi declinare il tema nei due contesti principali: la casa, dove assumono un ruolo determinante le lampade da tavolo e da terra che si adattano ai continui cambiamenti delle postazioni di lavoro temporanee, e l’ufficio che, in un’ottica di desk sharing e spazi condivisi, porta a integrare la luce generale con un’illuminazione focalizzata sulla scrivania flessibile e personalizzabile

La luce utilizzata per il lavoro influenza la concentrazione, la salute, l’umore e la motivazione. Ne siamo diventati maggiormente consapevoli nei mesi di lockdown, che ci hanno costretto a vivere la casa come uno spazio in cui dormire, mangiare, rilassarsi, ma anche lavorare. Attività, quest’ultima, svolta in molti casi su postazioni improvvisate non sempre in grado di garantire il corretto comfort illuminotecnico.

Dall’altro lato l’ufficio, in questa fase di ripresa oggetto di una rivisitazione progettuale che, a fronte del consolidarsi dello smart working come modalità lavorativa diffusa, si trasforma in hub di conoscenza e incontro, con spazi lavorativi non assegnati. Anche in questo contesto diventa dunque fondamentale un nuovo approccio al progetto della luce che tenga conto di attività lavorative svolte solo parzialmente alla scrivania e di una fruizione più dinamica degli spazi.

“Sempre più luogo di lavoro e la casa si uniscono e si fondono in uno spazio unico – racconta Mario Nanni, responsabile del pensiero progettuale di Viabizzuno – è quindi necessario ripensare non soltanto la sola postazione di lavoro, ma l’intero luogo di lavoro, che deve saper rispondere ad esigenze sempre nuove e diverse. L’uomo deve vivere nella luce giusta, nello star bene, in un nuovo spazio che include a un tempo la sua professione e la sua quotidianità. L’area di lavoro non è più limitata alla scrivania, ma tutto l’ambiente è composto da un insieme di spazi elastici che interagiscono attorno a essa. La loro nuova conformazione tende a incoraggiare la connessione umana e la cooperazione, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie intelligenti e integrate”.

Il contesto sociale lavorativo è mutato. Prima il lavoro era una parte ben definita e distinta della vita della persona, che interferiva con la sfera personale e familiare. Oggi invece i due momenti devono spesso convivere negli stessi ambienti, a casa con una postazione di lavoro, seppur temporanea, negli uffici attraverso ambienti in cui poter vivere il lavoro come ‘tempo autogestito’.
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Interno privato con illuminazione scenografica del sottoscala, adibito all’occorrenza a postazione di lavoro. La componente di luce naturale proviene dal lucernaio superiore, mentre la luce artificiale è fornita dal profilo a Led installato nel ripiano ed equipaggiato con uno schermo a controllo di luminanza. Nel complesso l’impianto di illuminazione è dimmerabile con protocollo DALI. Progetto di illuminazione: Giusy Gallina, architetto e lighting designer
Gioj Manifattura, Valenza (AL)Per l’open space, con 50 postazioni di lavoro, il focus del progetto illuminotecnico è stato l’equilibrio tra luce naturale e artificiale; profili led installati sotto i telai dei lucernai ricreano idealmente la luce naturale nelle ore serali. Ogni postazione è dotata di una luce di lavoro dedicata, riposizionabile in base alle esigenze. Negli uffici e lungo gli spazi di distribuzione, l’illuminazione è stata studiata per ridurre al minimo le zone d’ombra: tutti gli apparecchi installati, sono dotati da sensori di luminosità e collegati a un sistema centralizzato, gestibile da remoto, che permette di ricevere notifiche di allarmi e malfunzionamenti. Progetto di illuminazione: Giusy Gallina, architetto e lighting designer


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Nuovi obiettivi, dunque, per il progetto della luce che spingono il lighting designer a una progettazione intuitiva, in grado di spingersi oltre i normali canoni progettuali, alla ricerca di soluzioni specifiche per ciascuna situazione. Come puntualizza Giusy Gallina, lighting designer: “La crisi conseguita alla pandemia ha reso evidente la necessità di superare i modelli lavorativi attuali, indicando la strada da intraprendere per adeguare l’illuminazione degli spazi lavorativi alle nuove mutate esigenze –. Oggi abbiamo a disposizione differenti tecnologie e sorgenti da poter integrare nella composizione di questi nuovi spazi dedicati allo smart working, soluzioni che permettono una interconnessione e un controllo delle funzioni per il proprio benessere anche attraverso smartphone e tablet. Il lighting designer ha la duplice opportunità di creare un adeguato ambiente di lavoro in casa, realizzando al contempo una più consapevole esperienza di fruizione della luce e realizzare ‘microambienti’ confortevoli, autonomi e indipendenti, in un ambiente di lavoro in ufficio. Al contempo può contribuire nella trasformazione dei luoghi di lavoro favorendo la personalizzazione della postazione di lavoro con soluzioni di luce mirate, diverse ed emozionanti, che facilitino la creazione del benessere e aumentano la produttività”.

Innovazione, tecnologia e ricerca, sono questi i temi preponderanti e vincenti come sottolineano Andrea Cacaci e Sara Al Haddad, lighting designer di Lombardini22: “Il ruolo del lighting designer è sempre stato quello del trovare soluzioni creative nella combinazione di apparecchi standardizzati e personalizzati con l’obiettivo finale dell’approccio illuminotecnico ideale per lo spazio che stiamo progettando. Oggi, grazie alle notevoli innovazioni del mercato riusciamo a trovare prodotti che si adattano alle più disparate situazioni, da quella lavorativa domestica allo spazio dell’ufficio vero e proprio. Nel progetto della luce per l’home office la ricerca si indirizza soprattutto su apparecchi decorativi con la giusta dote illuminotecnica, mentre per il mondo dell’ufficio l’orizzonte è aperto a più opzioni, decorative o tecniche”.
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Le Village, MilanoLa sede del brand incubatore di imprese di Crédit Agricole è collocata in un ex convento del 1400. Gli uffici, che occupano circa 2700 mq, sono organizzati per una fruizione dinamica con spazi destinati a startup, postazioni temporanee e spazi per eventi. Il progetto illuminotecnico ha mirato a valorizzare le diverse aree sopperendo ai vincoli di un edificio storico privo di controsoffitti e pavimenti galleggianti. Progetto di illuminazione: Atmos, Lombardini22 – Foto: Laura Fantacuzzi, Maxime Galati-Fourcade
Le Village, MilanoLa sede del brand incubatore di imprese di Crédit Agricole è collocata in un ex convento del 1400. Gli uffici, che occupano circa 2700 mq, sono organizzati per una fruizione dinamica con spazi destinati a startup, postazioni temporanee e spazi per eventi. Il progetto illuminotecnico ha mirato a valorizzare le diverse aree sopperendo ai vincoli di un edificio storico privo di controsoffitti e pavimenti galleggianti. Progetto di illuminazione: Atmos, Lombardini22 – Foto: Laura Fantacuzzi, Maxime Galati-Fourcade



L’importanza della luce naturale

Il progetto di illuminazione di una postazione di smart working, sia essa in casa o in ufficio, deve includere necessariamente una valutazione dell’ambiente di lavoro nel quale è inserita e sfruttare al meglio l’apporto della luce naturale.

“Ogni mio progetto parte sempre dall’osservazione e dall’ascolto del luogo – afferma Mario Nanni – ascoltare lo spazio e l’architettura è essenziale per inquadrare il progetto e vederlo nella sua luce giusta. Nel caso specifico della costruzione di un progetto di luce per gli uffici, lo studio della luce naturale è fondamentale per il posizionamento delle postazioni di lavoro e la conseguente integrazione della luce artificiale, anche in funzione del distanziamento di sicurezza richiesto in questo momento”.

Conferma Giusy Gallina “Nella progettazione si parte dall’individuazione delle fonti di luce naturale esistenti, come finestre e lucernari, e del tipo di luce che queste forniscono, se diretta o riflessa. La luce naturale ha un grande vantaggio: non è mai uguale e cambia temperatura di colore a seconda dell’orientamento, della stagione, dell’ora, delle condizioni del cielo. Non solo, stimola l’attenzione e scandisce il nostro ‘orologio biologico’ influenzando il funzionamento del nostro metabolismo. Inoltre, la possibilità di vedere cosa c’è fuori e la connessione con il mondo esterno aiutano a mantenere alto lo spirito e a rendere l’ambiente di lavoro più piacevole e produttivo. Il progetto di un ambiente di lavoro, dunque, deve sempre tenere conto del contributo e delle caratteristiche della luce naturale, per individuare quelle soluzioni tecnologiche in grado di sfruttarla e di passare gradualmente alla luce artificiale”.

Focalizzano l’attenzione sull’ home office Andrea Cacaci e Sara Al Haddad: “L’utilizzo della luce naturale è uno dei principali fattori che ci porta alla produttività e alla concentrazione oltre che al miglioramento dell’umore. Disporre la scrivania vicino a una finestra è l’elemento chiave del progetto. Dopo aver posizionato il piano di lavoro, idealmente perpendicolare alla finestra, non ci rimane che gestire con attenzione l’ingresso della luce naturale nell’ambiente con l’impiego di tende o anche film schermanti. Come ultimo step, dopo aver analizzato la situazione luminosa venutasi a creare, aggiungeremo la luce artificiale necessaria. Nella maggior parte dei casi sarà essenziale rivolgersi a una task light con l’opzione di uno smart control. A seconda delle nostre esigenze potremo decidere se gestire la sola intensità o anche la temperatura di colore. Nell’home office ci si indirizzerà verso un approccio più “decorativo” nella scelta degli apparecchi dato che ci troviamo in un ambiente che non è solo lavorativo ma anche di vita. La casa è il luogo dove le persone esprimono i loro gusti personali, mentre se dobbiamo scegliere una task light per l’ufficio probabilmente ci si indirizzerà su modelli più tecnici più vicini al mood generale dell’ambiente ufficio”.

Risulta dunque fondamentale partire dall’analisi della luce naturale per poter poi meglio definire il contributo di quella artificiale; quest’ultima dovrà garantire il comfort dello spazio, offrire la possibilità di assolvere qualsiasi compito visivo ponendo molta attenzione sulle proprietà intrinseche del corpo illuminante, quali la temperatura di colore, la resa cromatica, i lumen emessi, il wattaggio, la possibilità di gestire l’intensità luminosa, così come il design del prodotto.
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Vittoria Hub, Milano Incubatore insurtech basato sull’Open Innovation, situato nella sede di Vittoria Assicurazioni. Lo spazio è un’area flessibile con scrivanie mobili e pareti apribili per workshop, meeting e postazioni temporanee. Il progetto illuminotecnico ha seguito una logica di layer di luce sovrapponibili riconfigurabili a piacimento. Progetto di illuminazione: Atmos, Lombardini22 – Foto: Dario e Carlos Tettamanzi
Vittoria Hub, Milano Incubatore insurtech basato sull’Open Innovation, situato nella sede di Vittoria Assicurazioni. Lo spazio è un’area flessibile con scrivanie mobili e pareti apribili per workshop, meeting e postazioni temporanee. Il progetto illuminotecnico ha seguito una logica di layer di luce sovrapponibili riconfigurabili a piacimento. Progetto di illuminazione: Atmos, Lombardini22 – Foto: Dario e Carlos Tettamanzi



Illuminare l’home office

Prima della pandemia non ci saremmo mai soffermati sull’illuminazione delle nostre scrivanie in ambiente domestico. Trascorrendo la maggior parte del nostro tempo negli uffici, le poche ore in cui ci trovavamo a lavorare da casa, ci accontentavamo della luce d’ambiente generale, senza prestare attenzione alla sua effettiva funzionalità. Ma con l’inversione dell’utilizzo degli spazi, ci siamo dovuti scontrare con una realtà completamente diversa. La casa è diventata il luogo di lavoro e ci siamo tutti resi conto che gli spazi non erano adatti per lo svolgimento di semplicissime attività come utilizzare il computer, disegnare, progettare, fare riunioni on line ecc.

“Il lavoro da casa rappresenta il manifesto di tutte le difficoltà della transizione tra lo svolgimento dell’attività lavorativa in sede e da remoto – approfondisce Giusy Gallina –. Ci siamo abituati a parlare di smart working anche quando in realtà spesso si è trattato di remote working o telelavoro, e abbiamo vissuto tutti le potenzialità e i limiti di queste nuove formule, in un equilibrio sottile tra libertà apparente, autonomia organizzativa e moltiplicazione degli orari di lavoro, che si sono sommate inoltre alle oggettive difficoltà gestionali individuali o familiari.

Quasi tutti i lavoratori che hanno dovuto in tempi di lockdown trovare e allestire all’interno delle proprie abitazioni delle postazioni di lavoro hanno potuto in realtà sperimentare sulla propria pelle l’esperienza della inadeguatezza del contesto domestico all’attività lavorativa.

Accanto ai più fortunati che hanno allestito una stanza chiusa nella quale sono riusciti a trovare la giusta concentrazione per lavorare, troviamo chi invece si è dovuto organizzare per lavorare in una zona living open, trovandosi a dover affrontare questioni più problematiche e complesse. Quello che negli uffici è solitamente garantito da tecniche di progettazione dell’ambiente, in casa non è invece spesso ottenibile: l’illuminazione ambientale è limitata da aperture differenti, i colori adottati non sono ottimali e lo spazio da adibire a “ufficio” molto spesso è in una parte della stanza o comunque buio. Il disagio si fortifica quando scende la sera e ci si trova di fronte ad uno schermo troppo luminoso. Questo perché il progetto di luce di un’abitazione si limita nella maggior parte dei casi alla definizione di un impianto con limitati livelli di accensione, un punto luce centrale a soffitto o qualche punto a parete, per realizzare un’illuminazione d’ambiente, integrati quando necessario da prese a terra per un’illuminazione puntuale. Impianti di questo tipo rendono più difficile la creazione di scenari e soprattutto manca l’intenzione iniziale di progettare l’illuminazione di una postazione di lavoro. Con l’avvento dello smart working, possiamo cogliere l’opportunità di proporre anche in ambiente domestico soluzioni di comfort e qualità della luce, attraverso una scelta attenta degli apparecchi e delle sorgenti luminose, incentivando l’uso di tecnologie innovative di gestione e controllo per realizzare scenari luminosi e con luce dinamica.”

Andrea Cacaci e Sara Al Haddad raccontano come l’approccio progettuale per l’illuminazione di un ambiente domestico sia molto diverso da quello per la progettazione della luce dell’ufficio: “In ambiente residenziale la priorità assoluta è il benessere degli occupanti, l’obiettivo primario è creare un ambiente esteticamente confortevole per le persone che ci vivono. L’emergenza pandemica ci ha spinto a portare nel progetto dell’home work anche tutte le verifiche che in precedenza venivano concesse soprattutto alla progettazione degli uffici. Pertanto, la progettazione della luce in uno spazio lavorativo casalingo vede l’incrociarsi dei controlli relativi all’illuminazione naturale con quelli dedicati all’illuminazione artificiale. La posizione dei tavoli potenzialmente lavorativi oltre, a essere sottoposta alle regole per l’ingresso dei raggi solari, viene verificata anche per rispondere ai target tipici di un ufficio: illuminamenti, luminanza, abbagliamento, qualità della luce”.
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mn di viabizzuno è un sistema integrato composto da un lume primario, costituito da apparecchi di illuminazione realizzati in struttura di alluminio anodizzato e ottica frangiluce, e un lume secondario in molte varianti tra le quali una struttura verticale, tracciapiù, elettrificata che permette il posizionamento della lampada tra le scrivanie. Possono essere integrati: apparecchi a luce indiretta, faretti orientabili d’accento, lampada decorativa n55, prese usb e caricabatterie a induzione
mn di viabizzuno è un sistema integrato composto da un lume primario, costituito da apparecchi di illuminazione realizzati in struttura di alluminio anodizzato e ottica frangiluce, e un lume secondario in molte varianti tra le quali una struttura verticale, tracciapiù, elettrificata che permette il posizionamento della lampada tra le scrivanie. Possono essere integrati: apparecchi a luce indiretta, faretti orientabili d’accento, lampada decorativa n55, prese usb e caricabatterie a induzione



La luce corretta per lo smart office

Oggi ci troviamo di fronte a un ufficio in continuo cambiamento, sia per poter rispondere alle regole di distanziamento e contenimento della diffusione del virus, sia per supportare un nuovo modo di lavorare, dove la postazione assegnata viene sostituita dal desk sharing e la suddivisione funzionale degli uffici sposa la logica dell’activity based working.

“Negli ultimi cinque anni, con lo sviluppo delle reti di dati e della comunicazione digitale, il lavoro d’ufficio si è svincolato completamente da luoghi statici – racconta Mario Nanni –. L’architettura degli interni ha reagito trasformando gli uffici in ambienti ibridi e polifunzionali: una contaminazione tra le tradizionali strutture degli uffici e gli ambienti abitativi supporta la collaborazione, e il benessere dell’uomo sul lavoro. La luce dell’ufficio si allontana da una mera illuminazione della postazione di lavoro per trasformarsi in illuminazione differenziata dell’architettura al servizio dell’uomo e del suo star bene.

Ogni spazio può trasformarsi e cambiare uso, diventando, in base alle necessità, sala riunione, spazio espositivo, luogo di vendita, spazio museale, spazio relax. Ogni ambiente è liquido, può cambiare e diventare uno spazio diverso, intercambiabile con altri. Per questo gli apparecchi di illuminazione devono essere specificamente studiati per il lavoro, rispondere a tutte le certificazioni come UNI, Well, Leed, ma devono anche valorizzare l’architettura e creare quella giusta atmosfera che possa essere di stimolo per l’uomo”.

Flessibilità è la parola chiave da usare nella progettazione degli spazi e nell’approccio illuminotecnico come spiegano Andrea Cacaci e Sara Al Haddad: “L’inizio della pandemia ha portato un cambiamento radicale nella concezione dell’intero ambiente lavorativo. In alcuni casi velocizzando processi già in atto – ad esempio spingendo verso l’impiego di laptop al posto di computer fissi, che offre la libertà di poter scegliere la postazione di lavoro preferita, che sia in ufficio o remota –. Diventa dunque prioritario fornire una luce flessibile nell’ambiente di lavoro incoraggiando l’impiego di task light ovunque, anche e soprattutto nelle scrivanie da condividere. Questo passo oltre a garantire la soddisfazione visiva di ogni impiegato ci avvicina al mondo dei protocolli LEED e WELL in cui l’adozione di task light è strada obbligata per l’ottenimento di importanti crediti per la certificazione”.

Ma quanto ha influito la pandemia nel nuovo approccio al progetto dell’illuminazione dell’ambiente ufficio?

“I parametri sui quali siamo abituati a progettare, sono riferiti a modelli di lavoro statico, organizzati intorno alle esigenze dei lavoratori nella logica dell’efficienza e della produttività – chiarisce Giusy Gallina –. Diverse, e spesso contraddittorie, sono state le regole che l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha generato, e la loro applicazione ha introdotto delle abitudini relazionali e spaziali completamente diverse da quelle di prima. Il boom dello smart working, affiancato alle nuove necessità di sanificazione e distanziamento fisico da applicare negli uffici hanno obbligato a ripensare l’organizzazione degli spazi; i nuovi layout dovranno essere sviluppati non solo per proteggere fisicamente i dipendenti e rispettare le restrizioni normative, ma anche per offrire un nuovo benessere, da raggiungere attraverso nuovi strumenti tecnici.

Dobbiamo quindi rispondere alla rivoluzione in atto immaginando degli spazi fluidi; la nuova progettazione, seguendo i concetti di lavoro dinamico, dovrà organizzare gli spazi di lavoro rendendoli flessibili, garantire elevate prestazioni di comfort ambientale e funzionale, integrando in maniera sempre più user-friendly l’immenso apporto della tecnologia IT.
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Uffici It Volkswagen Ag, Wolfsburg, GermaniaIl concept degli open space mira a generare un’atmosfera di lavoro creativa e stimolante per gli oltre 1000 dipendenti dei reparti IT e Vendite, impegnati nella ricerca sulle tecnologie avanzate. L’illuminazione è ottenuta con lampade da terra SL720 di Performance in Lighting. Le lampade, con resa di circa 20.000 lm, creano in combinazione con un’illuminazione indiretta un’ambiente luminoso confortevole. Foto: Andreas Braun
Uffici It Volkswagen Ag, Wolfsburg, GermaniaIl concept degli open space mira a generare un’atmosfera di lavoro creativa e stimolante per gli oltre 1000 dipendenti dei reparti IT e Vendite, impegnati nella ricerca sulle tecnologie avanzate. L’illuminazione è ottenuta con lampade da terra SL720 di Performance in Lighting. Le lampade, con resa di circa 20.000 lm, creano in combinazione con un’illuminazione indiretta un’ambiente luminoso confortevole. Foto: Andreas Braun


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In quest’ottica possiamo immaginare degli spazi in cui sia permesso ai dipendenti di scegliere, ogni giorno, la propria postazione di lavoro, in modo più efficiente e confortevole, in base alle proprie specifiche necessità, anche al di fuori dei tradizionali orari di lavoro. Il progetto di illuminazione dovrà offrire soluzioni personalizzate per i nuovi ambienti e interfacce intelligenti allineate con i concetti di flessibilità e innovazione tecnologica. L’obiettivo sarà, quello di creare uno spazio dinamico facilmente riconfigurabile in base alle esigenze delle persone, con un sistema di illuminazione connessa che, attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, consenta di ottimizzare al meglio la flessibilità e versatilità proprie di un ufficio “condiviso”. I dipendenti potranno avere sempre la possibilità di personalizzare, tramite una App per smartphone, l’illuminazione delle proprie aree di lavoro. Allo stesso tempo, i facility manager dell’edificio potranno usufruire di dati in tempo reale su attività e funzionamento degli spazi stessi. Questo tipo di informazioni consentiranno di massimizzare l’efficienza operativa e, di conseguenza, portare a un risparmio energetico dell’edificio. Grazie alle App dedicate, sarà possibile controllare l’illuminazione sopra una specifica scrivania anche in un ufficio open-space, regolare il livello di luce nelle sale riunioni, ma anche controllare la disponibilità delle stanze per muoversi da un posto all’altro. Questi benefici sono ottenibili con l’utilizzo di tecnologie di dimmerazione e Tunable White (inteso come regolazione variabile della temperatura colore della luce bianca dalla tonalità calda a quella fredda) in linea con i principi dello Human Centric Lighting e del ritmo circadiano e con l’utilizzo di sistemi di controllo, basati sulle diverse tecnologie disponibili (DALI, 1-10V, Bluetooth…)”.
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HQ Amorepacific, SeoulIl quartier generale della marca di cosmetici coreana è stato illuminato con il sistema n55 di viabizzuno, è caratterizzato da grande flessibilità per l’attacco con interfaccia a innesto rapido e il propulsore dinamico brevettato. Ha bassi costi di installazione e consumi ridotti. È ecosostenibile grazie alla possibilità di rispedire all’azienda il propulsore quando arrivato a fine vita. Progetto: David Chipperfield Architects Berlino. Progetto di illuminazione: Arup Berlino. Foto: Christoph Felger
HQ Amorepacific, SeoulIl quartier generale della marca di cosmetici coreana è stato illuminato con il sistema n55 di viabizzuno, è caratterizzato da grande flessibilità per l’attacco con interfaccia a innesto rapido e il propulsore dinamico brevettato. Ha bassi costi di installazione e consumi ridotti. È ecosostenibile grazie alla possibilità di rispedire all’azienda il propulsore quando arrivato a fine vita. Progetto: David Chipperfield Architects Berlino. Progetto di illuminazione: Arup Berlino. Foto: Christoph Felger
HQ Amorepacific, SeoulIl quartier generale della marca di cosmetici coreana è stato illuminato con il sistema n55 di viabizzuno, è caratterizzato da grande flessibilità per l’attacco con interfaccia a innesto rapido e il propulsore dinamico brevettato. Ha bassi costi di installazione e consumi ridotti. È ecosostenibile grazie alla possibilità di rispedire all’azienda il propulsore quando arrivato a fine vita. Progetto: David Chipperfield Architects Berlino. Progetto di illuminazione: Arup Berlino. Foto: Christoph Felger



Luce tecnica e luce decorativa

La commistione tra spazi privati e spazi pubblici del lavoro riporta in primo piano l’eterno dibattito che mette a confronto luce tecnica e luce decorativa.

“Gli apparecchi d’illuminazione tecnica impiegati negli uffici rispettano rigorosamente gran parte delle prescrizioni obbligatorie nella progettazione illuminotecnica degli spazi – ricordano Andrea Cacaci e Sara Al Haddad –. La maggior parte di essi hanno output luminosi calibrati per rispondere alle norme di riferimento, oltre al contenimento delle luminanze e al rispetto degli indici di resa di colore ecc. La totalità di questi apparecchi è inoltre corredata di schede tecniche e informazioni che permettono un agevole inserimento nei progetti, offrono garanzie relativamente a durata di vita, mortalità, decadimento dei flussi ecc. e si distinguono per l’ampio range di controllabilità perseguibile (dimmerazioni con vari protocolli, controllo DALI, bluetooth, ecc.). Spesso però il loro look tecnico e minimale di questa tipologia di prodotto lascia poco spazio alla fantasia.

L’aspetto estetico è invece prioritario del design di molte task light per le scrivanie domestiche, che spesso vengono scelte in base a preferenze e gusti personali, più che per le loro performance tecnologiche. Il prezzo da pagare è che non sempre tutti gli aspetti illuminotecnici sono sotto controllo”.

Se infatti gli aspetti tecnici sono il punto focale dei prodotti di illuminazione per l’ufficio, le considerazioni progettuali per la scelta della luce in ambiente domestico partono da tutt’altre considerazioni come racconta Giusy Gallina: “La postazione di lavoro a casa offre la possibilità di creare un’atmosfera in cui è possibile sentirsi a proprio agio e che si adatta al flusso di vita ivi presente. Fonti di luce differenti e dimmer possono aiutare a personalizzare e variare l’illuminazione nel corso della giornata. Può essere realizzata con apparecchi “mobili”, facili da spostare se si desidera “nascondere” la scrivania quando non si lavora, perché non dimentichiamo che è importante recuperare la dimensione casa/vita privata quando la giornata lavorativa è conclusa. L’illuminazione di un ufficio domestico va ben oltre alla semplice illuminazione dello spazio, richiede attenzione nella scelta dei prodotti più idonei. Gli apparecchi presenti in ambiente domestico solitamente non hanno ottiche specifiche per il controllo dell’abbagliamento e la limitazione della luminanza, spesso sono equipaggiati con lampadine con un indice di rendering dei colori molto bassi, e si assiste ad un “carnevale” di temperature di colore differenti che spaziano incoerentemente dal 2700 al 6500K”.

Da questo ne consegue che spesso si sottovaluta l’importanza della corretta illuminazione nelle postazioni domestiche, mentre si pone molta più attenzione a quelle degli ambienti lavorativi.

Verrebbe da chiedersi se dipende dal contesto sociale, dalla poca cultura della luce, o semplicemente dal fatto che in ambienti lavorativi, sia per normative, che imposizioni, viene richiesta la consulenza del progettista, mentre negli ambienti domestici ancora oggi il “fai da te” è preponderante, e questo porta, per colpa di una poca informazione generale, a creare delle situazioni luminose all’interno delle case quasi “invivibili”. Con l’affermarsi dell’home office e la parallela trasformazione dell’ufficio si fanno strada nuovi approcci al design degli apparecchi che lasciano immaginare una divisione meno netta tra campo tecnico e decorativo, con risvolti ancora da scoprire.
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3F Emilio Table nasce unendo tre elementi che si fondono in un’unica lampada. Il diffusore – orientabile di 90° lungo l’asse orizzontale e di 80° sull’asse dello stelo – permette di ottenere tre effetti luminosi: luce da lavoro; luce indiretta; luce per funzioni dimostrative decorative se puntata verso il muro
Disponibile in versione da terra e da tavolo, Flamingo è la lampada a LED snodabile di OLEV. Il braccio, snodabile a 120° sull’asse verticale, e la testa, rotante di 175°, consentono di orientare il fascio luminoso in base alle specifiche esigenze. Lo schermo anti-abbagliamento a nido d’ape garantisce un elevato comfort visivo. Design Marc Sadler
Discovery Space, di Artemide, disegnata da Ernesto Gismondi rompe i classici schemi che vedono una netta divisione tra apparecchi di design e le performance più tecniche dei sistemi dedicati agli uffici, con il colore apre nuove applicazioni e scenari rivolti al benessere e all’emozionalità
Nata per dare più calore e familiarità a una illuminazione funzionale, pensata specialmente per i luoghi di lavoro, Troag di Foscarini è stata riprogettata nella parte illuminotecnica e viene proposta in una nuova versione a Led, che assicura una netta riduzione dei consumi, la dimmerabilità e la possibilità di collegamento agli impianti domotici
Con Team, Tobias Grau propone un sistema di illuminazione che promuove la flessibilità e la collaborazione, caratterizzato dalle dimensioni minime del corpo e dei profili strutturali. La tecnologia con LED dotati di lenti angolate offre una distribuzione della luce uniforme su tutta la scrivania
Con PARA.MI, il designer Burkhard Schlee stabilisce con Waldmann nuovi standard di illuminazione per la scrivania. Il modulo LED miscela uniformemente diversi colori creando una luce omogenea e potente con solo 7 W di assorbimento. Testa illuminante rotonda o quadrata, riflettore antiabbagliamento, braccio regolabile singolo o doppio, commutazione e dimmerazione con memoria



Lampada da tavolo e da terra

Come anticipato, ad integrazione della luce generale d’ambiente e a quella tecnico funzionale, prevista principalmente nei luoghi di lavoro, cresce l’importanza delle cosiddette lampade in appoggio, ovvero da terra o da tavolo, che forniscono una luce puntuale per l’area di lavoro.

Disponibili sul mercato in varie tipologie, da quelle minimali a quelle decorative, sino alle versioni più evolute che integrano tecnologie per la gestione delle preferenze dell’utilizzatore da remoto o attraverso app.

Dal confronto con alcuni produttori emergono caratteristiche tecniche e decorative ritenute fondamentali per questa tipologia di prodotto.

Secondo Massimiliano Giussani, direttore generale di Makris, brand di Imoon: “Il corpo illuminante di questo tipo di apparecchi deve assolvere efficacemente il compito visivo. In tal senso, le ottiche rivestono un ruolo cruciale nell’eliminare qualsiasi fenomeno di abbagliamento e nell’assicurare una luminosità corretta, sia in termini ambientali sia puntuali, ad esempio illuminando correttamente il viso della persona in caso di video call. In aggiunta, è necessaria una certa flessibilità per cui una lampada, sia nella versione da tavolo che da terra, deve essere dotata di snodi e sistemi di regolazione al fine di garantire la massima orientabilità”.

Tecnica e flessibilità che si affiancano alla tecnologia come spiega Carlotta de Bevilacqua, President e CEO di Artemide Group: “Oltre a garantire un corretto apporto di luce per quantità e qualità, resa cromatica, per questo tipo di apparecchi Artemide ha da diverso tempo introdotto intelligenze, come sensori di presenza per una gestione attenta ai consumi o la luce tunable white per una luce in linea con i nostri bioritmi. Altrettanto importante è la libertà di movimento della luce, che consente a ognuno di modellarla secondo le proprie necessità”.

Le nuove modalità lavorative spingono infatti allo sviluppo di apparecchi intelligenti, che in una logica IoT, ampliano le proprie funzionalità.

“Smart working in senso più ampio, desk sharing, sistema ufficio a 360°: la pandemia ha imposto una completa rivisitazione degli spazi e della concezione stessa di organizzazione del lavoro, trasformandoli affinché sia garantito un corretto distanziamento e una compresenza limitata di persone – conferma Massimiliano Giussani –. Questo cambio di paradigma si riflette sulla tipologia di illuminazione, sul design e sulla tecnologia dei corpi illuminanti che, oltre ad assolvere gli standard normativi previsti per le postazioni di lavoro, possono, ad esempio, integrare la gestione della luce sia in termini di regolazione dell’intensità luminosa che della temperatura di colore, riproponendo il ciclo circadiano. La principale innovazione riguarda la giusta combinazione tra materiali e tecnologia affinché la struttura del corpo illuminante sia coerente con le sue funzionalità. La scelta dei materiali e della tecnologia deve essere guidata dall’interazione tra luce e materia senza tralasciare il compito visivo richiesto. Lo smart working ha cambiato la concezione del lavoro, non più vissuta come attività asettica ma come dimensione emozionale in cui la sfera professionale si fonde con quella personale. Una visione più romantica del lavoro che impatta anche sulla parte tecnologica e di design. In tal senso, le tecnologie sono senza limiti: regolazione dell’intensità luminosa, possibilità di avere una temperatura di colore che si adatta alla luce naturale e ai gusti dell’individuo e interfacce smart (audio bluetooth, regolazione volume, IoT). Infine, il corpo illuminante dovrà essere accessibile al mercato e promuovere un’economia circolare, a partire dalla sua efficienza energetica”.

“Per garantire qualità in postazioni di smart working, che facilmente si traducono in situazioni non standard, la luce deve essere flessibile, orientabile e dimmerabile – approfondisce Carlotta de Bevilacqua – così che l’emissione possa essere modellabile per compensare le necessità del contesto. Oltre alle task light più tradizionali per lo smart working possono essere perfette anche le lampade portatili Come Together che consentono di portare la luce ovunque, con un’autonomia fino a 32 ore e una performance ottica controllata dalle geometrie del profilo trasparente per illuminare adeguatamente il piano di lavoro.

Per il desk sharing la soluzione può essere data anche da una nuova interpretazione della gestione degli apparecchi a sospensione, solitamente intesi come illuminazione generale e poco flessibili. Con strumenti intelligenti come Artemide App è possibile lasciare a ognuno la gestione della propria luce tramite un device personale, con la semplice assegnazione di profili e password che consentono il controllo di una particolare postazione o di determinate aree condivise dell’ufficio. Questo può anche essere associato a una interazione con sensori di presenza e daylight che assicurano un corretto livello di illuminazione di base permettendo però un’interazione personale per la singola postazione di lavoro”.
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Disegnata da Carlotta de Bevilacqua, Come Together di Artemide è una lampada a batteria che arriva fino a 16 ore di autonomia. Grazie al profilo, modellato per ragioni ottiche e per favorirne la presa, la lampada diventa strumento capace di accompagnare l’uomo nello spazio. Il corpo è una macchina ottica trasparente con gradienti per trasportare la luce e distribuirla
Prodotta da Makris, brand di Imoon, Orbital è la soluzione a incasso con fonte luminosa planare per una distribuzione luminosa uniforme. Dotata di 4 proiettori a LED, con una temperatura di colore neutra (non superiore a 3-4.000K), è ideale per grandi superfici e altezze grazie al flusso luminoso che va da 12.000 ai 12.500 lumen
Silente è il progetto vincitore del Design Workshop realizzato su iniziativa del Team Makris, brand di Imoon in collaborazione con POLI.design e con l’Università di Tsukuba. L’obiettivo posto agli studenti era superare il tradizionale concetto di illuminazione, per dare vita ad un oggetto polifunzionale, in grado di contribuire al benessere delle persone nelle diverse attività della giornata. La lampada vincitrice è un oggetto discreto ed elegante, concepito per conferire versatilità alla dimensione domestica, grazie alle diverse configurazioni e alle due sorgenti di luce, diretta o diffusa, che facilitano la concentrazione durante il lavoro e lo studio oppure creano atmosfera nei momenti di relax
Lanciata qualche anno fa da Zumtobel nella versione a piantana, Linetik si arricchisce con l’apparecchio a sospensione. La performance è circa 6000 lm di flusso luminoso. La luce è distribuita al 60 percento in forma indiretta e 40 percento diretta. Con la tecnologia DC String di Tridonic, la fune di sospensione trasporta sia la corrente che i dati consentendo la regolazione separata di componente diretta e indiretta
Jocker, di Regent Lighting, è una lampada da scrivania equipaggiata con tecnologia Tunable White che permette agli utilizzatori di adattare la temperatura del colore dell’apparecchio d’illuminazione da bianco caldo a bianco freddo in base alle necessità e allo stato d’animo. Ottica con distribuzione della luce asimmetrica
Sticks progettata da Arik Levy offre una toolbox creativa per integrare gli elementi di luce negli interni. Il toolkit è composto da tre aste minimaliste in alluminio – da 1,5 metri, 2 metri e 3 metri – che possono essere combinate in qualsiasi direzione per una lunghezza massima di 6,5 metri. Prodotto da Vibia



Luce tecnica, ma per la casa

In previsione di una crescita del lavoro ibrido, che alterna momenti di condivisione in ufficio e lavoro esecutivo da casa, ci siamo chiesti come stia reagendo il mercato dell’offerta soddisfare l’esigenza di prodotti che coniugano luce tecnica performante e un design accattivante adatto sia contesti domestici, sia agli spazi informali dell’ufficio.

“Sono diversi gli aspetti considerati nello sviluppo di una luce tecnica più performante, al fine di illuminare correttamente una postazione di lavoro in ambito domestico. Le limitazioni di spazio disponibile o la compresenza in smart working di più componenti della famiglia, conducono molto spesso a lavorare in ambienti adibiti ad altre destinazioni d’uso, come la cucina, la sala o la zona notte – puntualizza Massimiliano Giussani –. Il Team Makris ha accolto questa nuova sfida del mercato promuovendo un Design Workshop volto alla realizzazione di “una lampada innovativa dedicata allo smart working, versatile per ogni ambiente e destinata al largo consumo, in collaborazione con POLI.design e con l’Università di Tsukuba, in Giappone. L’obiettivo condiviso con i partecipanti, studenti delle lauree magistrali, è stato quello di superare il tradizionale concetto di illuminazione, per dare vita ad un oggetto polifunzionale, in grado di contribuire al benessere delle persone nelle diverse attività della giornata. Da questo laboratorio di idee è nata la soluzione di illuminazione, Silente, che coniuga aspetti funzionali e decorativi. Una tecnologia ibrida in grado di garantire luce di atmosfera che soddisfa il piacere di vivere la casa e, allo stesso tempo, prestazioni tecniche che rispondono alla necessità di comfort visivo durante le ore di lavoro, in linea con le più recenti normative come la UNI EN 12464-1. È una lampada concepita per conferire versatilità alla dimensione domestica, grazie alle diverse configurazioni, da soffitto e da terra, e alla duplice sorgente di luce, diretta o diffusa, in grado di evitare il contrasto di luminanza a favore di una superiore produttività e livello di concentrazione”.

Per Artemide il dualismo design e funzione è stato un punto di partenza per lo sviluppo di qualsiasi tipo di lampada, così che anche le più classiche lampade da tavolo o da terra non sono solamente oggetti decorativi dal design particolarmente studiato, ma racchiudono anche un corpo lampada altamente tecnologico. “Tante delle lampade da tavolo già presenti a catalogo rispondono a pieno a questa necessità di avere una luce tecnica, a partire dall’iconica Tolomeo, fino a Demetra di Naoto Fukasawa che alcuni anni fa è stata declinata anche in una versione con maggiore flusso e un’ottica dedicata all’illuminazione delle aree da lavoro” precisa Carlotta de Bevilacqua.

Concludiamo questo excursus con le parole di Mario Nanni al quale abbiamo chiesto quali nuove strade verranno percorse nel segno dell’innovazione: “Per me, e per la squadra di Viabizzuno, il progetto è concepito nel suo significato etimologico di ‘gettare avanti’, ‘essere più avanti’. Il progettare è costruire con fare etico nel rispetto della natura, del mondo, dell’uomo che vive nella luce, che scrive la luce, lucedigrandebellezza. La progettazione è sempre basata sul rispetto delle normative e delle certificazioni, ma non è mera collocazione di punti luminosi, è curiosità, cultura, ragione, buon senso, ascolto, osservazione, armonia e composizione”.


Lisa Marchesi

Lisa Marchesi

Laureata con lode in Disegno Industriale al Politecnico di Milano indirizzo Lighting Design, dal 2003 inizia la sua attività professionale di lighting designer collaborando con l’architetto Barbara Balestreri. Come senior lighting designer e project manager si occupa della realizzazione di progetti di illuminazione nel campo dei beni culturali, del retail, caffè e ristoranti, case private ed installazioni temporanee. Dal 2018, come libero professionista, fonda il team mldlab. Affianca all’attività professionale, attività di didattica e di ricerca in ambito universitario presso il Politecnico di Milano, presso lo IED di Milano e di Firenze, lo IUAV di Venezia ed in diversi corsi di specializzazione tra cui Lighting Academy di Firenze. Partecipa come relatore a varie conferenze di settore e si occupa della realizzazione di una serie di pubblicazioni su riviste specializzate. Dal 2019 mentore dell’associazione Women in Lighting.

Officelayout è la rivista di Soiel International, in versione cartacea e on-line, dedicata ai temi della progettazione, allestimento e gestione degli spazi ufficio e degli edifici del terziario

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