Cristiano Vassanelli

Ingegnere specializzato in temi legati all’acustica

L’obiettivo di comfort acustico deve essere preso in considerazione sin dalle prime fasi della progettazione, coinvolgendo figure specializzate aventi competenze sia per quanto riguarda le tecniche applicative e i materiali adibiti all’isolamento acustico, sia relativamente ai sistemi fonoassorbenti per la limitazione delle fastidiose riflessioni sonore. 

A Cristiano Vassanelli, ingegnere specializzato nei temi legati all’acustica, abbiamo chiesto di definire le “basi” dell’acustica negli ambienti di lavoro.“Quando si progetta uno spazio adibito a uso ufficio – risponde Vassanelli – ci si trova a dover valutare due problematiche legate all’acustica: l’isolamento acustico tra diversi ambienti che necessitano di particolari condizioni di privacy e la condizione acustica relativa all’interno degli ambienti di lavoro. Quest’ultima dipende dall’effetto del riflesso sonoro all’interno di un locale che viene quantificato attraverso il parametro chiamato “Tempo di riverberazione”, ovvero il tempo misurato in secondi che impiega un qualunque segnale sonoro a decadere di un valore di 60 dB, per tale ragione viene anche indicato con T60. A grandi linee il Tempo di riverberazione descrive l’effetto eco interno a un locale e più questo parametro è elevato maggiore sarà la “coda sonora” di un determinato segnale e di conseguenza l’effetto del riverbero interno. Per stimare i valori dei Tempi di riverberazione ci vengono in soccorso vari trattati da cui è possibile ricavare delle tabelle dove vengono indicati i valori dei Tempi di riverberazione definiti “ottimi” in base alla destinazione d’uso dei locali stessi. Una volta conosciuto l’obiettivo del nostro T60 sarà necessario procedere verificando in via preventiva che tale valore sia ottenibile in base alle caratteristiche geometriche e dei rivestimenti interni di un determinato ambiente. Per procedere con questo calcolo in forma semplificata si fa affidamento alla formula di Sabine che lega il volume di un ambiente alle superfici fonoassorbenti (date dal prodotto delle superfici per il coefficiente di assorbimento acustico “alfa” di ogni elemento interno all’ambiente) che compongono l’ambiente stesso, secondo il seguente rapporto matematico: T60 = 0,16 V/A (con V=volume dell’ambiente, A=Area equivalente data dalla sommatoria dei prodotti s x alfa di ogni diversa tipologia di superficie).

Quali criticità compromettono il comfort acustico in aree dell’ufficio di grandi dimensioni?
Il Tempo di riverberazione è fortemente discriminato dalla geometria dell’ambiente nel quale si deve inervenire. Più gli ambienti sono di forme regolari, dotati di simmetrie e grandi volumi, maggiore sarà la coda sonora e di conseguenza il Tempo di riverberazione, le chiese infatti sono i luoghi dove possiamo trovare i valori di T60 più elevati. Un’altra discriminante di grande rilevanza è data dalla tipologia di superfici che rivestono l’interno dei locali, per limitare le riflessioni e il tempo di riverberazione saranno preferibili materiali come i tessuti, aventi costituzione fibrosa o porosa, o pannellature come le lastre in gesso rivestito o in legno, capaci di vibrare e assorbire i suoni. Non solo, se la necessità è di mantenere valori del Tempo di riverberazione più contenuti, si dovranno limitare rivestimenti lisci e rigidi, come specchi, rivestimenti in marmo o pavimentazioni ceramiche lisce e finiture tirate a gesso, responsabili di valori di assorbimento molto bassi e indici di riflessione particolarmente elevati.

In che modo la progettazione interviene per la correzione acustica in questi ambiti, tenuto conto delle diverse destinazioni d’uso?
Sono disponibili sul mercato molteplici soluzioni per la limitazione delle riflessioni sonore in base alle diverse destinazioni d’uso: dalle pannellature in legno di essenze pregiate e di elevata resa estetica; ai rivestimenti in lastre di gesso microforate che, montate su strutture metalliche, sono in grado di “imbrigliare”grazie alle forature di diametro variabile una grande quantità di frequenze; fino ad arrivare ai pannelli in tessuto non tessuto di poliestere, disponibili in vari colori o serigrafati a piacimento. Prima di procedere alla scelta dei materiali è necessario però soffermarsi sulle possibilità di  posizionamento di tali superfici fonoassorbenti, è infatti importante determinare i luoghi disponibili all’intervento in relazione alla superficie necessaria per decrementare il valore di T60 dal livello iniziale a quello “ottimo”. Se ad esempio dobbiamo fare un intervento di superficie limitata, la soluzione migliore è di intervenire a soffitto per evitare che il materiale possa sporcarsi o deteriorarsi a causa di urti accidentali; se invece il soffitto non è disponibile per la presenza di una particolare finitura o resa estetica andremo a ricavare altre superfici sulle pareti, evitando quasi sempre il pavimento dove l’unica soluzione percorribile è rappresentata dalla moquette, ottima ad esempio per i cinema ma decisamente non adeguata per ambienti ad uso ufficio a causa della sua necessaria manutenzione e delicatezza.

Negli ultimi anni si è notevolmente ampliata l’offerta di soluzioni fonoassorbenti prodotti da aziende specializzate e da produttori di arredi d’ufficio o di illuminazione…
Le varie offerte di elementi di arredo sono ormai illimitate e si fondano sulla ricerca di materiali capaci di unire buoni livelli di assorbimento acustico alla facilità di pulizia e manutenzione, oltre a una resa estetica elevata, un basso impatto ambientale e, in certi casi, una idonea resistenza al fuoco. Carte da parati fonoassorbenti, pannelli di decoro da applicare alle pareti, punti luce e altro sono solo qualche esempio di allestimenti capaci di unire le prestazioni acustiche a quelle di elementi di arredo. 


A cura della redazione

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Officelayout è la rivista di Soiel International, in versione cartacea e on-line, dedicata ai temi della progettazione, allestimento e gestione degli spazi ufficio e degli edifici del terziario

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