Luce sostenibile per gli spazi esterni

Il progetto di illuminazione degli spazi esterni aziendali deve garantire sicurezza e supportare nuove funzioni, con un valore aggiunto a livello comunicativo e dal punto di vista tecnologico

L’illuminazione degli ambienti esterni dell’azienda è fondamentale per comunicare l’identità di marca e per creare ambientazioni accoglienti e sicure dove svolgere attività di lavoro o ricreative. A partire dall’illuminazione della facciata – spesso il rimando a scala urbana di quanto accade negli spazi interni – che oltre a comunicare un messaggio diventa il mezzo per valorizzare le aree adiacenti. Ma non è solo un fattore di immagine, gli obiettivi del progetto della luce si ampliano in relazione alla crescente importanza assunta dagli spazi esterni all’azienda, divenuti nel tempo un’estensione del luogo di lavoro e, a seguito dell’emergenza Covid-19, un luogo dove rigenerarsi.

Le nuove tecnologie che permettono di gestire con semplicità differenti scenari luminosi, la possibilità di combinare diversi tipi di apparecchi di illuminazione e una maggiore consapevolezza dell’importanza del risparmio energetico, spingono il lighting designer a un nuovo approccio che affianca funzionalità, valorizzazione dell’architettura e benessere delle persone che fruiscono gli spazi.

Approfondiamo con i professionisti e i produttori del settore le caratteristiche tecniche ed estetiche che la progettazione illuminotecnica deve garantire in questi contesti, rimandando all’articolo a cura di ASSIL i riferimenti normativi tecnici di derivazione UNI e CEN e le disposizioni regionali in materia di risparmio energetico e di contenimento dell’inquinamento luminoso.
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Headquarter di Herno, Lesa (NO) -  Il complesso è costituito da due edifici: un antico opificio di inizio ‘900 ristrutturato, e un edificio che nasce da una precedente struttura senza pregio riconvertito in logistica dell’azienda. Gli elementi architettonici che compongono le superfici esterne della logistica e dell’headquarter hanno lo stesso linguaggio compositivo: il verde verticale, il cemento e il corten, che ordinati diversamente creano due edifici differenti nel contesto urbano, di conseguenza il progetto di luce segue due concept. Le scelte progettuali illuminotecniche sono state ideate insieme al pensiero architettonico. L’illuminazione esterna comunica le due diverse funzionalità degli edifici e il differente contesto urbano in cui si inseriscono. L’edificio industriale è una successione di piani verticali illuminati con una sequenza di intensità di luce differenti generando quinte di texture che si stemperano nella collina retrostante. Per l’opificio sono stati illuminati i vuoti architettonici, mentre il giardino verticale che compone la facciata diventa elemento caratterizzante sotto la luce diurna e scompare nella notte. Progetto: Turba & Mancuso associati, Lighting Designer: Bianca Tresoldi, Foto: Jill Matis e Franco Rossi
Headquarter di Herno, Lesa (NO) -  Il complesso è costituito da due edifici: un antico opificio di inizio ‘900 ristrutturato, e un edificio che nasce da una precedente struttura senza pregio riconvertito in logistica dell’azienda. Gli elementi architettonici che compongono le superfici esterne della logistica e dell’headquarter hanno lo stesso linguaggio compositivo: il verde verticale, il cemento e il corten, che ordinati diversamente creano due edifici differenti nel contesto urbano, di conseguenza il progetto di luce segue due concept. Le scelte progettuali illuminotecniche sono state ideate insieme al pensiero architettonico. L’illuminazione esterna comunica le due diverse funzionalità degli edifici e il differente contesto urbano in cui si inseriscono. L’edificio industriale è una successione di piani verticali illuminati con una sequenza di intensità di luce differenti generando quinte di texture che si stemperano nella collina retrostante. Per l’opificio sono stati illuminati i vuoti architettonici, mentre il giardino verticale che compone la facciata diventa elemento caratterizzante sotto la luce diurna e scompare nella notte. Progetto: Turba & Mancuso associati, Lighting Designer: Bianca Tresoldi, Foto: Jill Matis e Franco Rossi



La funzione della luce negli esterni

Quando si tratta di illuminazione di spazi esterni bisogna sempre considerare la funzione assunta dalla luce in un determinato contesto, che può essere: architetturale per mettere in risalto alcuni dettagli dell’edificio, scenografica per creare atmosfere luminose in grado di stupire e catturare l’attenzione, funzionale per garantire il corretto utilizzo dello spazio, comunicativa per trasmette un particolare messaggio e decorativa enfatizzando il design degli apparecchi.

Ci racconta Bianca Tresoldi, lighting designer: “La funzione dell’illuminazione degli ambienti esterni varia in relazione all’ambito applicativo, se si illumina una facciata di un edificio commerciale, biglietto da visita dell’azienda, la funzione principale è comunicare la filosofia e il brand, senza dimenticare il contesto circostante in cui la facciata deve relazionarsi; mentre negli spazi comuni le funzioni cambiano in base alla destinazione d’uso. Ad esempio, l’illuminazione di un piazzale interno di un edificio commerciale destinato alla logistica può essere progettata per assolvere alle attività di carico e scarico merce in assenza di luce diurna, nel rispetto dell’architettura e del luogo”.

Amplia il focus del tema Giacomo Rossi, lighting designer: “I canoni con cui si idèa l’illuminazione per un ambiente esterno, oltre a tener conto dell’architettura, devono considerare le esigenze di chi fruisce lo spazio. Ad esempio, nelle aree esterne dedicate al tempo libero del personale immagino un’illuminazione accogliente e rilassante, atta a concedere, anche solo per pochi minuti, un luogo di relax lontano dallo stress lavorativo”.

L’illuminazione oltre a relazionarsi con lo spazio e il benessere delle persone deve avere un approccio tecnico, teso a garantire condizioni di luminosità adeguate alle attività abitualmente svolte e, al tempo stesso, offrire un senso di protezione alle persone che vivono quel particolare ambiente. Questo è possibile calibrando la giusta quantità di luce, selezionando gli apparecchi in funzione del tipo di emissione luminosa ricercata e delle scenografie che si vogliono ottenere. Non solo, con le nuove tecnologie di gestione intelligente della luce è possibile creare scenari luminosi che forniscono: luce per le normali attività quotidiane, luce di servizio, luce notturna e di sicurezza, luce per eventi speciali, ecc. garantendo il risparmio energetico attraverso i sensori di luce solare e rilevatori di presenza.

Obiettivo imprescindibile della progettazione, la funzione di sicurezza si estende dalle aree dove si svolgono attività lavorative a tutte le zone di passaggio come gli ingressi, i percorsi pedonali, i parcheggi… dove la corretta illuminazione fa la differenza. Si pensi ad esempio a tutte quelle aziende che hanno una turnazione 24/24h dove queste aree possono assumere una valenza negativa se lasciate completamente al buio o se illuminate in maniera sbagliata.

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The corner, Milano – La progettazione non ha previsto un’illuminazione specifica delle facciate, puntando su una luce che dall’interno dialoghi con l’esterno. Gli stessi corpi illuminanti – verghe luminose LED monoblocco da 5mt, utilizzati per l’illuminazione degli uffici – divengono rivelazione del volume, dialogando con la differente anima delle facciate: una pelle vetrata, diamantata, che si rivela nella sua trasparenza e scansione nelle ore notturne attraverso la naturale vita dell’edificio. I porticati, con finitura specchiata, sono illuminati con semplici frammenti luminosi, a sottolineare la stessa delicatezza e identità materica dell’edificio. Progetto: Atlier(s) Alfonso Femia, Lighting Designer: Silvia Perego in-visiblelab; Foto: S.Anzini
The corner, Milano – La progettazione non ha previsto un’illuminazione specifica delle facciate, puntando su una luce che dall’interno dialoghi con l’esterno. Gli stessi corpi illuminanti – verghe luminose LED monoblocco da 5mt, utilizzati per l’illuminazione degli uffici – divengono rivelazione del volume, dialogando con la differente anima delle facciate: una pelle vetrata, diamantata, che si rivela nella sua trasparenza e scansione nelle ore notturne attraverso la naturale vita dell’edificio. I porticati, con finitura specchiata, sono illuminati con semplici frammenti luminosi, a sottolineare la stessa delicatezza e identità materica dell’edificio. Progetto: Atlier(s) Alfonso Femia, Lighting Designer: Silvia Perego in-visiblelab; Foto: S.Anzini



Comunicare la brand identity

L’illuminazione della facciata e più in generale dell’architettura è un mezzo per comunicare a scala urbana la brand identity dell’azienda, come precisa Giacomo Rossi: “La luce può essere un potente strumento di comunicazione, può aiutare a comprendere la natura del brand e le peculiarità che lo caratterizzano. Aspetti interpretabili tramite il linguaggio luminoso che consente infinite forme di espressione”.

Dunque un’illuminazione che fa emergere l’edificio dal contesto, ma in armonia con il paesaggio circostante. Le scelte possono essere le più disparate: una luce globale che trasforma la facciata in lanterna gigante, una scenografia dinamica che comunica tramite immagini luminose, un logo retroilluminato, fino all’estremo opposto dove l’assenza di luce in facciata fa emergere le aperture illuminate dall’interno.

“Nell’illuminazione esterna di sedi aziendali ed edifici per uffici, la luce non si limita più a valorizzare le architetture e i suoi dettagli e rendere gli spazi sicuri, aggreganti e di facile fruizione, ma trasforma queste strutture in veri e propri landmark luminosi del contesto urbano in cui si trovano – chiarisce Massimiliano Guzzini, vicepresidente e chief marketing officer di iGuzzini illuminazione –. Basti pensare a progetti in cui le facciate sono animate da giochi di luce dinamica che attribuiscono a questi edifici una forte e caratterizzante identità visiva. Le molteplici opportunità sono spesso rese possibili dalle nuove tecnologie e da prodotti nati per soddisfare le esigenze di architetti, ingegneri e lighting designer che richiedono alle aziende professionali apparecchi che garantiscano elevata efficienza energetica e che siano facili da installare, gestire e manutenere”.

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Bistrot Lavazza, Torino – L’area aperta della piazza, ingentilita da un giardino, di sera si rischiara grazie all’installazione di sistemi d’illuminazione sorretti da fusti, parzialmente celati nella vegetazione. In questo modo, grazie ai diversi livelli d’illuminazione che dialogano tra loro, lo spazio esterno al Bistrot e il porticato adiacente, si trasformano in una piazza nella piazza. Un’area di sosta che accoglie e invita i visitatori a entrare. Architetto: Cino Zucchi Architetti e RGAstudio, Lighting Designer: LTD Lighting Design Team (Giacomo Rossi e Tommaso Zarini), Fotografie: Michele Nastasi


La luce che dà valore

Come accennato l’illuminazione degli esterni non si limita a dare valore alla facciata della sede aziendale, ma prende in considerazione le diverse situazioni del contesto, che possono includere giardini, terrazze e cavedi. Ambiti che attraverso il progetto di illuminazione vengono resi fruibili anche quando la luce naturale è scarsa o totalmente assente.

“La luce, va considerata come materiale essenziale dell’architettura, in generale grazie ad essa, gli ambienti che viviamo nella vita di tutti i giorni, prendono vita – spiega Giacomo Rossi –. E così grazie a una progettazione accurata della luce, esattamente come farebbe un sarto con un abito su misura, possiamo valorizzare gli spazi, in considerazione sia degli aspetti compositivi che delle funzioni e quindi delle esigenze di chi fruisce questi luoghi. In particolare, per quanto concerne gli ambienti esterni ai luoghi di lavoro, vista la peculiarità di questi spazi, l’illuminazione deve essere pensata e studiata in modo da aiutare a creare un ambiente informale, quasi domestico”.

Valorizzare attraverso l’illuminazione gli esterni significa quindi caratterizzare i diversi spazi, creando suggestioni luminose, strettamente correlate con contesto circostante. Per terrazze, rooftop, cavedi e giardini, è fondamentale che il progetto di illuminazione sia correlato con quanto accade negli ambienti interni; le scelte progettuali, quali ad esempio la temperatura di colore, la dinamicità e le scenografie di luce (fasci di luce, luce diffusa, luce dal basso, dall’alto, ecc.) devono essere studiate creando un legame in/out.

“Come si insegna nelle scuole di architetture e design, le barriere che separano l’ambiente esterno da un interno architettonico sono labili – puntualizza Giacomo Rossi –. In questo senso, la luce può aiutare a creare un ponte tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori, così da mettere ancor più in evidenza la scelta compositiva operata dall’architetto. In pratica non ci si deve limitare a pensare all’illuminazione di un ambiente interno come se fosse una scatola chiusa, ma progettare un sistema che dialoghi e metta in comunicazione ogni parte, dall’interno con l’esterno architettonico e viceversa”.

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Principe Amedeo, Milano – L’illuminazione della facciata e degli spazi esterni ha rappresentato un ruolo cruciale del progetto di riqualificazione dell’edificio. Per avere un effetto emozionale, la facciata di fine Ottocento è stata illuminata per cogliere dettagli architettonici diversi rispetto alla percezione che si ha con la luce diurna. Il controllo dei fasci luminosi, del contrasto e della temperatura colore ne arricchiscono infatti la lettura complessiva. L’illuminazione delle colonne, delle paraste e delle cornici delle finestre è stata realizzata con proiettori calibrati sulla geometria degli elementi architettonici. L’attenzione alla sostenibilità, perseguita anche nel progetto illuminotecnico ha portato all’assegnazione della certificazione LEED Gold. Progetto: Vittorio Grassi Architetto &Partners (VGA) Foto: Diego De Pol


La percezione visiva alla base della progettazione illuminotecnica

La percezione è il punto di partenza per una corretta progettazione della luce, questo significa considerare l’essere umano con le sue esigenze e adattare a esse gli effetti luminosi.

Seguendo la teoria di Richard Kelly, lighting designer di fama mondiale – che elaborò una distinzione tra le funzioni fondamentali: luce per vedere, luce per guardare e luce per osservare – è possibile sintetizzare anche per l’outdoor tre tipologie di illuminazione:

• luce d’ambiente che crea orientamento e definisce gli spazi, come ad esempio l’illuminazione che si ottiene utilizzando proiettori a luce diffusa per i percorsi di un giardino aziendale o lampade decorative a luce d’ambiente per gli spazi comuni dell’azienda;

• luce per trasmettere informazioni, con la consapevolezza che le zone illuminate attirano l’attenzione delle persone. Come l’utilizzo del colore sulla facciata che crea un collegamento diretto con il brand, oppure l’utilizzo di apparecchi segnapasso nei viali esterni dei parcheggi, per creare un percorso luminoso e guidare le persone;

• luce per creare atmosfere, come quella prodotta dagli incassi a pavimento per enfatizzare dettagli architettonici o l’utilizzo di effetti luminosi particolari per le zone verdi.

Un esempio particolarmente interessante, di ispirazione per molti progettisti, è la visione che Richard Kelly ha ricreato per il Seagram Building, dove l’illuminazione interna dell’edificio trasforma l’architettura in una lanterna luminosa visibile a chilometri di distanza.

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Röfix sede centrale, Parcines (BZ) – Il progetto architettonico, finalizzato a rendere visibili le competenze e i valori dell’azienda, è stato sostenuto negli intenti e valorizzato a pieno da un progetto completo di illuminazione multibrand Zumtobel Group, sviluppato sia per gli interni, sia per l’illuminazione di sicurezza, che per l’illuminazione architetturale degli esterni. È all’esterno che il progetto di illuminazione si esprime al massimo, ricalcando ed enfatizzando i disegni dell’architetto: le grandi nicchie quadrangolari emergono dal contesto come camere di luce propria, estremamente calda e uniforme, grazie all’installazione di una coppia di faretti Plaza S3 Acdc Lighting che dal basso verso l’alto ne esaltano le geometrie, i cromatismi nonché le finiture proprie della azienda Röfix. I faretti Plaza sono studiati appositamente per creare effetti di luce scenografici o per esaltare dettagli architettonici con precisione e massima pulizia nell’effetto luminoso, così come avviene per le grandi nicchie luminose e aranciate della nuova architettura. Progetto: Harald Stuppner di Stuppner-Unterweger
Röfix sede centrale, Parcines (BZ) – Il progetto architettonico, finalizzato a rendere visibili le competenze e i valori dell’azienda, è stato sostenuto negli intenti e valorizzato a pieno da un progetto completo di illuminazione multibrand Zumtobel Group, sviluppato sia per gli interni, sia per l’illuminazione di sicurezza, che per l’illuminazione architetturale degli esterni. È all’esterno che il progetto di illuminazione si esprime al massimo, ricalcando ed enfatizzando i disegni dell’architetto: le grandi nicchie quadrangolari emergono dal contesto come camere di luce propria, estremamente calda e uniforme, grazie all’installazione di una coppia di faretti Plaza S3 Acdc Lighting che dal basso verso l’alto ne esaltano le geometrie, i cromatismi nonché le finiture proprie della azienda Röfix. I faretti Plaza sono studiati appositamente per creare effetti di luce scenografici o per esaltare dettagli architettonici con precisione e massima pulizia nell’effetto luminoso, così come avviene per le grandi nicchie luminose e aranciate della nuova architettura. Progetto: Harald Stuppner di Stuppner-Unterweger



Apparecchi di illuminazione: come fare la scelta corretta

La scelta degli apparecchi di illuminazione si pone come uno step secondario al progetto, che deve in primis valorizzare l’effetto della luce. È infatti solo dopo aver definito il concept progettuale che il lighting designer può individuare gli apparecchi di illuminazione.

Sono molteplici le variabili che vanno tenute in considerazione quando si scelgono gli apparecchi una volta definito il progetto. Si possono raggruppare in fattori principali:

• Funzionali, che attengono al posizionamento, il quantitativo di luce, la tipologia di materiali e superfici da illuminare, la tipologia di sorgente luminosa, la manutenzione, la percezione del colore e la resa cromatica ecc.

• Sensoriali, relativi all’utilizzo del colore, l’alternanza di luce e ombra, la luminosità intesa come livello di luce e grado di accento, la distribuzione del fascio, il contrasto ecc.

• Ecocompatibili, seguendo parametri come l’efficienza delle lampade, del sistema, il controllo di presenza e assenza, la gestione della luce diurna ecc.

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Disegnato da Alessandro Pedretti, il proiettore Podio di Disano Illuminazione unisce estetica e funzionalità. Disponibile in due versioni con riflettore o con lente; monta sorgenti LED COB di ultima generazione, con due temperature di colore: 3000/4000 K e con elevata resa del colore (CRI 90). Si distingue per la cura delle rifiniture come la verniciatura autopulente la quale semplifica la manutenzione

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Le possibilità offerte dalle aziende produttrici includono prodotti a catalogo e soluzioni custom made frutto di un lavoro congiunto con il lighting designer.

“Nella scelta dell’apparecchio nota di rilievo è da attribuire alla qualità della luce (temperatura di colore e resa cromatica), spesso messa in secondo piano rispetto ai parametri di efficienza energetica – precisa Giacomo Rossi. Nella realtà le persone che fruiscono gli ambienti esterni vogliono, per prima cosa, sentirsi a proprio agio, e in questo senso la qualità della luce è la chiave del progetto”.

Scegliere il corretto apparecchio significa quindi definire in primo luogo gli effetti di luce che si vogliono ottenere, che possono essere classificati in luce d’accento, luce per proiezione, wallwashing, luce guida, effetti di luce ecc.

Anche la qualità del prodotto è una caratteristica primaria di cui tenere conto, in considerazione delle condizioni di esercizio degli apparecchi, come specifica Bianca Tresoldi: “gli esterni sono ambienti che richiedono maggiori attenzioni a causa degli agenti atmosferici che ne danneggiano i componenti elettrici e digitali. Un buon progetto illuminotecnico deve tener conto anche del piano di manutenzione dell’impianto, ne consegue che l’apparecchio illuminante dovrà essere scelto con estremo criterio”.

Dunque la valutazione dei prodotti di illuminazione per esterni oltre a tener conto dei parametri illuminotecnici utilizzati per gli interni (temperatura di colore, rendimento, consumo, ottiche, accessori, ecc.), dovrà basarsi su proprietà e caratteristiche specifiche per l’outdoor, per citarne alcune: Grado di protezione (IP); Classe elettrica; Grado di resistenza meccanica (IK); Certificazioni; Installazione e manutenzione; Compatibilità con impianti e nuove tecnologie…

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Palco InOut Framer di iGuzzini è un proiettore minimale e compatto che si caratterizza per le altissime prestazioni e la capacità di integrarsi nell’architettura, ma anche per la molteplicità di accessori ottici che permettono di realizzare scenari luminosi creativi. È infatti disponibile un gobos metallico, in vetro dicroico, con filtri colorati o con forme geometriche, per scenari personalizzati e dinamici, gestibili direttamente dal proprio smartphone grazie alla tecnologia DALI. L’interfaccia Bluetooth-DALI consente anche di attivare Smart Services per amplificare l’esperienza visiva, dove testi, suoni, video possono raccontare gli effetti di luce o accompagnare le persone in un percorso urbano multisensoriale e coinvolgente

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Negli ultimi anni, grazie alla continua evoluzione nel campo delle sorgenti luminose e delle nuove tecnologie di gestione, la gamma di prodotti disponibili si è notevolmente ampliata, e oggi al progettista sono offerte tutta una serie di possibilità sia in termini di caratteristiche del prodotto che di effetti luminosi disponibili.

Definire una strada univoca per la scelta dei prodotti per l’illuminazione degli ambienti esterni può risultare fuorviante, in quanto oggi la strada che la maggior parte dei produttori sta perseguendo, è quella di rispondere in maniera positiva alle continue suggestioni e richieste che vengono proposte dai progettisti.
“L’illuminazione esterna offre una grande varietà di soluzioni – racconta Fabio Ugazio, marketing manager del Gruppo Disano Illuminazione –. La scelta deve avvenire sulla base delle caratteristiche particolari dell’ambiente da illuminare. Illuminazione è sinonimo di sicurezza e questo è un requisito importante per lo spazio esterno di una sede aziendale. Per questo è importante valutare la capacità degli apparecchi di fornire tutta l’illuminazione necessaria in aree come i parcheggi o le zone di accesso alla sede, con consumi energetici contenuti, evitando sprechi e accensioni inutili.

Nella nostra filosofia aziendale le esigenze di installatori e utenti finali sono sempre al primo posto. Per questo abbiamo dedicato particolare attenzione alle soluzioni progettuali che permettono di ottenere dalle nuove sorgenti luminose le migliori performance. Abbiamo migliorato l’efficienza dei nostri apparecchi, allargato l’ampiezza della gamma di prodotti e di modelli. Un progetto illuminotecnico deve poter utilizzare sempre l’apparecchio con le caratteristiche ideali per una specifica applicazione”.

Permette di ampliare gli effetti luminosi ed i campi applicativi l’integrazione di accessori aggiuntivi al prodotto base, che tengono conto sia del design dell’apparecchio, sia alle caratteristiche tecniche legate alle performance.

Spiega Massimiliano Guzzini: “La luce migliore è quella che sa adattarsi alle esigenze puntuali dell’uomo che vive lo spazio illuminato, integrandosi formalmente nell’architettura. Abbiamo così lavorato sul design dei nostri apparecchi fino a realizzare prodotti tanto minimali da non essere visti ma capaci di sprigionare luce efficiente, controllabile e confortevole, una luce di qualità. Costruire il comfort visivo vuol dire cominciare dalla sorgente: un’ottima qualità cromatica garantisce la corretta visione dei colori nell’ambiente e nel tempo. La qualità dell’emissione luminosa, e quindi la sua distribuzione, è condizionata dall’ottica: per questo, ogni sistema ottico è progettato in funzione dell’effetto da ottenere, eliminando quei raggi che potrebbero creare abbagliamento o luce dispersa e non necessaria.

Importante è anche la possibilità di adattare la luce a ogni altezza, distanza, geometria delle architetture per illuminare dettagli e particolari senza restrizioni. Ecco quindi la molteplicità di ottiche, anche orientabili, con tecnologie e potenze per trasformare la flessibilità in efficacia e offrire la migliore luce possibile e la giusta quantità in base all’utilizzo e alla sua applicazione. La modulazione di luce è anch’essa possibile con coni super spot, spot, medium, flood, wide flood, wall washer, ellittici e profilatori con lenti, rifrattori e riflettori OptiBeam. A tutto ciò si aggiungono anche ulteriori accessori che, combinati con le ottiche disponibili, permettono di disegnare esattamente la luce desiderata e proteggere l’apparecchio”.
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Sede centrale SPG, Ginevra – L’edificio è dotato di una seconda pelle fatta di luce e lamelle in vetro disposte verticalmente, illuminate con apparecchi speciali sviluppati da Erco. Di notte il guscio di vetro conferisce all’edificio un carattere straordinario e rappresentativo nel contesto urbano. “La luce plasma l’immagine notturna dell’edificio” così definisce il suo progetto il lighting designer Simon Simos, il quale per realizzare questo particolare effetto notturno sulla facciata ha collocato gli apparecchi in modo che risultassero invisibili all’osservatore. La caratteristica di distribuzione narrow spot genera una luce radente che incide leggermente sui piccoli quadrati bianchi delle impressioni sulle lamelle di vetro riflettendo così la luce e creando un effetto quasi irreale. Spiega Simos che “a seconda dell’angolo di osservazione si ha un’illusione ottica, una specie di sfocatura. L’edificio sembra smaterializzarsi al crepuscolo". Progetto: Giovanni Vaccarini, Lighting Designer: Simon Simos, Foto: Moritz Hillebrand
Sede centrale SPG, Ginevra – L’edificio è dotato di una seconda pelle fatta di luce e lamelle in vetro disposte verticalmente, illuminate con apparecchi speciali sviluppati da Erco. Di notte il guscio di vetro conferisce all’edificio un carattere straordinario e rappresentativo nel contesto urbano. “La luce plasma l’immagine notturna dell’edificio” così definisce il suo progetto il lighting designer Simon Simos, il quale per realizzare questo particolare effetto notturno sulla facciata ha collocato gli apparecchi in modo che risultassero invisibili all’osservatore. La caratteristica di distribuzione narrow spot genera una luce radente che incide leggermente sui piccoli quadrati bianchi delle impressioni sulle lamelle di vetro riflettendo così la luce e creando un effetto quasi irreale. Spiega Simos che “a seconda dell’angolo di osservazione si ha un’illusione ottica, una specie di sfocatura. L’edificio sembra smaterializzarsi al crepuscolo". Progetto: Giovanni Vaccarini, Lighting Designer: Simon Simos, Foto: Moritz Hillebrand
Sede centrale SPG, Ginevra – L’edificio è dotato di una seconda pelle fatta di luce e lamelle in vetro disposte verticalmente, illuminate con apparecchi speciali sviluppati da Erco. Di notte il guscio di vetro conferisce all’edificio un carattere straordinario e rappresentativo nel contesto urbano. “La luce plasma l’immagine notturna dell’edificio” così definisce il suo progetto il lighting designer Simon Simos, il quale per realizzare questo particolare effetto notturno sulla facciata ha collocato gli apparecchi in modo che risultassero invisibili all’osservatore. La caratteristica di distribuzione narrow spot genera una luce radente che incide leggermente sui piccoli quadrati bianchi delle impressioni sulle lamelle di vetro riflettendo così la luce e creando un effetto quasi irreale. Spiega Simos che “a seconda dell’angolo di osservazione si ha un’illusione ottica, una specie di sfocatura. L’edificio sembra smaterializzarsi al crepuscolo". Progetto: Giovanni Vaccarini, Lighting Designer: Simon Simos, Foto: Moritz Hillebrand



La luce Ecocompatibile

È interessante approfondire questo ultimo aspetto legato alla luce ecocompatibile in quanto passa attraverso una serie di argomenti molto diversi tra loro: da un approccio molto tecnico legato all’energy saving degli apparecchi LED, alle nuove tecnologie per lo sviluppo dei glowing trees (alberi luminescenti) o di prodotti che utilizzano la luce solare per alimentarsi, al riutilizzare le bottiglie di plastica per creare bulbi di lampadine fino alle certificazioni energetiche e direttive per inquinamento luminoso.

Senza voler qui elencare tutte le variabili possibili, si vuole porre l’attenzione sull’aspetto progettuale del tema.

“In generale è impossibile pensare a un’illuminazione che non sia anche sostenibile in termini di risparmio energetico e di controllo dell’inquinamento luminoso – precisa Giacomo Rossi –. Aspetti che possono essere perseguiti da un lato cercando di utilizzare tecnologie caratterizzate da un’ottima efficienza luminosa, senza però tralasciare l’aspetto qualitativo della luce; dall’altro lato, riferendosi all’inquinamento luminoso, è utile adottare criteri che aiutino a contenere le emissioni luminose verso la volta celeste e al contempo illuminare gli ambienti solo dove serve, con meno luce e più a misura d’uomo”. Così come è necessario fare le scelte corrette in termini quantitativi e qualitativi, allo stesso modo, grazie alla continua evoluzione delle tecnologie, come racconta Bianca Tresoldi: “solo con un’analisi attenta delle esigenze progettuali vengono perseguiti tutti gli obbiettivi di progetto. Il progetto illuminotecnico si articola studiando le necessità del committente e le intenzioni dell’architetto; solo in questo modo è possibile calibrare la quantità e la qualità di luce senza generare spreco energetico e contenendo l’inquinamento luminoso.

Le sorgenti a LED hanno rivoluzionato il mondo dell’illuminazione negli ultimi vent’anni, le dimensioni ridotte degli apparecchi illuminanti rispetto al passato permettono una più agevole l’integrazione con l’architettura. La luce digitale si può controllare, regolare, gestire, facilmente con sistemi smart in modalità anche wireless da dispositivi mobili, consentendo alla luce di cambiare colore, intensità, forma, definendo diversi scenari luminosi che l’utente finale può gestire in base alle necessità”.

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Matrix Office Park, Zagabria - Per gli edifici gemelli del complesso, che sono classificati LEED-Gold, è stata prevista un’illuminazione esterna riconoscibile e a basso consumo energetico. Il concept di illuminazione, pensato per essere di facile realizzazione e semplice da installare, è stato realizzato attraverso un prodotto iGuzzini con ottica a lama di luce che crea, lungo la parte superiore ed inferiore delle lamelle del brise soleil, delle linee luminose. Questi segni di luce si muovono secondo schemi apparentemente casuali, in realtà programmati per ottenere una vibrazione colorata che accentua i dettagli architettonici orizzontali su entrambi gli edifici. Il progetto utilizza una app che permette di programmare vari scenari per specifiche esigenze come per festival o festività nazionali. Progetto architettonico Gobli, Troing, Lighting Designer: Skira Architectural Lighting,Foto: Marko Mihaljevic
Matrix Office Park, Zagabria - Per gli edifici gemelli del complesso, che sono classificati LEED-Gold, è stata prevista un’illuminazione esterna riconoscibile e a basso consumo energetico. Il concept di illuminazione, pensato per essere di facile realizzazione e semplice da installare, è stato realizzato attraverso un prodotto iGuzzini con ottica a lama di luce che crea, lungo la parte superiore ed inferiore delle lamelle del brise soleil, delle linee luminose. Questi segni di luce si muovono secondo schemi apparentemente casuali, in realtà programmati per ottenere una vibrazione colorata che accentua i dettagli architettonici orizzontali su entrambi gli edifici. Il progetto utilizza una app che permette di programmare vari scenari per specifiche esigenze come per festival o festività nazionali. Progetto architettonico Gobli, Troing, Lighting Designer: Skira Architectural Lighting,Foto: Marko Mihaljevic


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Anche nella scelta della sorgente luminosa non vanno dimenticate le tematiche di sostenibilità e recuperabilità in un’ottica di economia circolare. Così come approfondisce Fabio Ugazio: “con la tecnologia LED l’illuminazione può contribuire a realizzare soluzioni di grande impatto. Un aspetto che ha acquisito un’importanza sempre maggiore è l’attenzione per l’ambiente: la luce deve essere ecologica non solo in termini di risparmio energetico, vanno anche evitati dispersioni di luce e fenomeni di inquinamento luminoso.

Molte aziende puntano su un’immagine green, che deve essere percepita anche negli spazi esterni e nelle scelte illuminotecniche come per parcheggi e aree di accesso all’azienda dove entrano in gioco anche gli aspetti smart dell’illuminazione, con le tecnologie di regolazione e controllo a distanza della luce, che possono dare un contributo importante alla sicurezza e al contenimento dei consumi”.

Da un punto di vista di sviluppo del prodotto invece ci chiarisce Massimiliano Guzzini: “L’avvento del LED ha permesso di massimizzare le prestazioni energetiche e ridurre le dimensioni delle ottiche e, grazie al corretto studio del design, di smaltire il calore generato e, di conseguenza, ridurre le dimensioni degli apparecchi che sono oggi sono perfettamente integrabili nell’architettura e nel contesto. Le soluzioni miniaturizzate e gli effetti luminosi innovativi sono ideali per esaltare e valorizzare qualsiasi spazio”.

In passato, quando si affrontava questa tematica progettuale, ci si scontrava ancora prima di iniziare la progettazione con leggi regionali, nazionali, inquinamento luminoso, problematiche di impianti ecc. Oggi, grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie è possibile sfruttare al meglio le potenzialità degli apparecchi, con benefici in termini di risparmio energetico e nuovi orizzonti tramite soluzioni che permettono ad esempio di controllare da remoto persino l’intensità luminosa, attraverso la smart lighting, ovvero la connessione wireless. Con la luce connessa è facile intervenire sia su regolazioni di quantità di luce sulla base del reale utilizzo del corpo illuminante, che intervenire per operazioni di manutenzione, fino a dialogare con l’utilizzatore attraverso specifiche interfacce che comunicano informazioni.


Lisa Marchesi

Lisa Marchesi

Laureata con lode in Disegno Industriale al Politecnico di Milano indirizzo Lighting Design, dal 2003 inizia la sua attività professionale di lighting designer collaborando con l’architetto Barbara Balestreri. Come senior lighting designer e project manager si occupa della realizzazione di progetti di illuminazione nel campo dei beni culturali, del retail, caffè e ristoranti, case private ed installazioni temporanee. Dal 2018, come libero professionista, fonda il team mldlab. Affianca all’attività professionale, attività di didattica e di ricerca in ambito universitario presso il Politecnico di Milano, presso lo IED di Milano e di Firenze, lo IUAV di Venezia ed in diversi corsi di specializzazione tra cui Lighting Academy di Firenze. Partecipa come relatore a varie conferenze di settore e si occupa della realizzazione di una serie di pubblicazioni su riviste specializzate. Dal 2019 mentore dell’associazione Women in Lighting.

Officelayout è la rivista di Soiel International, in versione cartacea e on-line, dedicata ai temi della progettazione, allestimento e gestione degli spazi ufficio e degli edifici del terziario

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